Torre Branca. Foto Webverbesserer via WikiCommons
Torre Branca. Foto Webverbesserer via WikiCommons

Milano, 13 luglio 2017. Parco Sempione è sicuramente uno dei luoghi più famosi e più amati di Milano. Oltre a costituire una delle principali aree verdi del centro cittadino, è molto importante anche da un punto di vista storico e culturale: passeggiando tra i suoi alberi secolari e i suoi corsi d’acqua, capita spesso di imbattersi in alcune particolari opere d’arte. Il merito è della Triennale di Milano, che dal 1933 ha sede nel Palazzo dell’Arte all’interno del parco e che, nel corso del Novecento, ne ha arredato gli spazi con opere architettoniche e installazioni di arte pubblica.

Torre Branca. Progettata da Gio Ponti insieme all’ingegnere Carlo Chiodi, è stata la prima opera che nel 1933 si è installata nel parco. Con la sua altezza di 108,60 metri, il piano ristorante posto al metro 97 e la struttura realizzata interamente in tubi d’acciaio congiunti per la maggior parte tramite saldature elettriche, la Torre Littoria (questo il nome originario) è un’opera molto moderna per la sua epoca: è stata infatti progettata per celebrare non solo la Triennale ma anche il regime fascista. Nel 1948 la torre è stata utilizzata per le prime trasmissioni radio in modulazione di frequenza. Chiusa al pubblico nel 1972, è stata riaperta a scopo panoramico nel 1997 grazie ad un restauro sponsorizzato dalla società Branca, a cui deve il nome attuale.

Bar Bianco. Tutti coloro che frequentano parco Sempione sono stati almeno una volta in questo storico bar punto di riferimento della movida milanese. Forse però non tutti sanno che anche questo edificio è un lascito della Triennale: è sorto infatti in occasione della Decima Esposizione nel 1954, per sostituire la vecchia Latteria del Parco e diventare il nuovo punto vendita dei prodotti della Centrale del Latte di Milano. All’interno si trovano due composizioni orizzontali del pittore Ibrahim Kodra realizzate con tesserine smaltate, e alcune decorazioni con piastrelle in ceramica Richard-Ginori disegnate da Giovanni Gariboldi. La parete esterna, a sinistra dell’entrata, è stata dipinta da Michelangelo Conte.

Biblioteca del Parco. In occasione della stessa Triennale del 1954, è stato realizzato un altro edificio permanente: si tratta del Padiglione di Soggiorno, che oggi ospita la Biblioteca del Parco. Progettata da Ico Parisi e Silvio Longhi, è stata pensata per essere un inno alle potenzialità del cemento armato. Con la sua struttura che rimane aperta grazie ad un’ampia vetrata, e la sua forma curvilinea e spiraleggiante, l’edificio si inserisce armonicamente nel contesto del parco. La biblioteca ospita al suo interno una decorazione in maiolica di Bruno Munari e all’esterno un bassorilievo di Mauro Reggiani.

Accumulazione Musicale e Seduta. Lo scultore francese Arman, non poteva scegliere per quest’opera un nome più appropriato: si tratta infatti di un palco per orchestra o per banda musicale, i cui sedili sono costituiti da una vera e propria accumulazione di sedie da giardino in ferro, tutte di stili differenti, che emergono dal cemento delle gradinate della cavea come se fossero dei fossili. Questa e le successive opere qui descritte risalgono tutte alla stessa esposizione, la Quindicesima Triennale del 1973, che propose, all’interno di una sezione espositiva chiamata ‘Contatto arte-città’, una serie di interventi che riformulassero in senso antitradizionale alcune strutture cittadine come il teatro, il palco per l’orchestra, la fontana.

Bagni Misteriosi. Alla Quindicesima Triennale partecipò anche Giorgio de Chirico, con questa scultura ispirata ad un importante ricordo d’infanzia: la spiaggia di Anavros nella sua città greca natale, Volos. L’opera è composta da otto elementi posti in una grande piscina dalla forma curvilinea: due nuotatori, un cigno, un pesce, una palla, una cabina, un trampolino e una fonte. L’installazione, inizialmente ideata come struttura temporanea, fu realizzata in pietra di Vicenza, una roccia porosa non adatta a durare nel tempo in uno spazio aperto: abbandonata alle intemperie e agli atti vandalici, l’opera è stata più volte restaurata, fino alla recente inaugurazione del 2011 in cui i nuotatori, il pesce e il cigno sono stati sostituiti da copie, mentre gli originali sono oggi esposti al Museo del Novecento.

Teatro Continuo. Una piattaforma orizzontale di cemento sopraelevata dal suolo, come se fosse sospesa, su cui sono montati sei pannelli girevoli di metallo, tre per lato, a simboleggiare delle quinte teatrali: l’essenzialità è la caratteristica principale di quest’opera di Alberto Burri. Smantellato nel 1989 adducendo a pretesto uno stato di degrado, il Teatro Continuo è stato ricostruito nel 2015 grazie all’intervento coordinato della Fondazione Burri e di NCTM Studio Legale. In questo modo si è ricucito il vecchio strappo con l’artista, che in seguito alla demolizione dell’opera aveva interrotto drasticamente ogni rapporto con la città di Milano.

Chiosco Scultura. L’autore di quest’opera è Giorgio Amelio Roccamonte, noto soprattutto per le sue sculture-robot che rappresentano una critica alla condizione dell’uomo moderno, schiavo del mondo artificiale in cui vive freneticamente, rinunciando alla natura e alla contemplazione artistica. Questa grande scultura in cemento, posta nella parte nord di parco Sempione è perfettamente in linea con la poetica dell’autore: quello che sembra un robot dalle forme spigolose è in realtà un chiosco per la lettura, dove i passanti possono sedersi all’ombra in compagnia di un giornale o di un buon libro.

Feroce Equilibrio. Questa scultura di Carlo Mo, che risale come le precedenti alla Quindicesima Esposizione, non rientrava all’interno della sezione ‘Contatto arte-città’, bensì nella sezione dedicata alla scultura italiana: per questo è stata posizionata in viale Alemagna, all’esterno del Palazzo dell’Arte. L’opera è costituita da un grande anello al cui centro è collocato un disco che rappresentano rispettivamente l’Universo e la Terra. Queste due strutture sono in equilibrio: l’anello esterno è bloccato da due cunei posti alla base, mentre un terzo cuneo fissa il disco interno a quello esterno. La scultura, realizzata in lamiera di acciaio inossidabile, ha un diametro di 4 metri e pesa 7 tonnellate.