Omicidio Giulia Tramontano, Impagnatiello in aula sempre a testa bassa. Il testimone: il veleno, le bugie e le foto del corpo ritrovato

Oggi è stato il turno dell’accusa con la deposizione dei carabinieri che hanno ripercorso tutto quello che è accaduto. Il legale dell’imputato: “Molto provato, sarà approfondito il suo stato psicologico”

Impagnatiello all'arrivo in Tribunale (Fotogramma)

Impagnatiello all'arrivo in Tribunale (Fotogramma)

Milano, 12 febbraio 2024 – Nuova udienza in Tribunale a Milano, oggi, lunedì 12 febbraio, del processo ad Alessandro Impagnatiello, il 31enne reo confesso dell'omicidio della sua fidanzata, Giulia Tramontano, da cui aspettava un figlio. Il giovane, che sarà giudicato davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Milano, è accusato di omicidio aggravato da premeditazione, crudeltà, futili motivi e dal vincolo affettivo, di occultamento di cadavere e procurata interruzione di gravidanza perché nel momento del delitto, a maggio scorso, la 29enne di Senago era incinta del piccolo Thiago.

I primi testimoni dell’accusa

Nell’udienza di oggi – durante la quale sono state escluse le telecamere – sono stati sentiti i primi testimoni dell'accusa, rappresentata dall'aggiunta Letizia Mannella e dalla pm Alessia Menegazzo. In particolare, i carabinieri che inizialmente avevano indagato sulla scomparsa di Giulia - denunciata proprio dal compagno - e avevano poi fatto crollare Impagnatiello, che aveva nascosto il cadavere in cantina e nel box tentando anche di dargli fuoco. Poi, i due vicini di casa e l'addetto alle pulizie del palazzo in cui abitava la coppia.

La denuncia di scomparsa

L’udienza è iniziata con la deposizione del maresciallo Pasquale Afeltra del nucleo investigativo della squadra omicidio di Milano. L’uomo racconta che Impagnatiello si presenta ai carabinieri la sera del 27 maggio alla stazione di Senago e racconta che la giovane era scomparsa dopo aver scoperto che lui aveva una relazione con una collega di lavoro. Denuncia che manca il passaporto della ragazza, il bancomat e circa 400-500 euro. Non fa menzione del telefono, mai trovato, a differenza dei documenti recuperati in un tombino non lontano dall'abitazione. Afeltra racconta, inoltre, che stando alle dichiarazioni di Impagnatiello, Giulia aveva avuto un confronto pacifico con la sua amante e che lui quella sera si era recato in viale Certosa a comperare dello stupefacente. La prima incongruenza della deposizione del barman: indica un civico inesistente e le telecamere lo inquadrano mentre si reca nella casa della sua amante. Il luminol quello stesso giorno rileva all'interno della sua auto tracce di sangue.

La scoperta del corpo

La deposizione del maresciallo continua con il racconto del ritrovamento di Giulia nella notte fra il 31 e il 1 maggio. In aula viene mostrata un'immagine di come Giulia è stata trovata dai militari: accanto al garage, a poche centinaia di metri dalla casa di Senago, tra l'erba alta, un grande telo di plastica trasparente avvolgeva buona parte di un cadavere anteriore perché completamente bruciato.

Il veleno per topi

Il maresciallo della squadra Omicidi spiega in aula che sul pc di Impagnatiello sono state ritrovate già da dicembre 2022 e fino a pochi giorni prima dell’omicidio ricerche e visualizzazioni di pagine con il seguente tema: quanto veleno per topi serve per uccidere una donna. In particolare, l’ex barman cercò “veleno per topi incinta”, “veleno per topi in gravidanza” e ancora “veleno per topi uomo”. Le ricerche online hanno poi trovato una conferma nel ritrovamento nello zaino dell'ex barman di due bustine di topicida. Così come tracce di topicida sono state rilevate su Giulia e Thiago dopo l’autopsia. Elementi che per l’accusa danno consistenza all’aggravante della premeditazione.

Il cloroformio

Tra gli elementi per provare l'aggravante c'è anche una bottiglia di cloroformio, sequestrata nella cantina dell'appartamento di Senago, acquistata con un “nome falso” da Impagnatiello il 5 febbraio 2023 tramite un sito online. Il cloroformio, oltre che un solvente tossico, in passato veniva usato come anestetico perché in grado di rendere incoscienti se inalato. “Non dovrebbe essere di libero acquisto, ma la transazione è andata a buon fine – dice il militare durante la sua deposizione – L'acquisto è stato fatto quando l'imputato si trovava all'aeroporto di Malpensa, mentre attendeva Giulia che arrivava da Napoli”.

Le coltellate

Nella lunga testimonianza il maresciallo dei carabinieri ricostruisce tutte le fasi dell'omicidio, dall'incontro tra Giulia e l'altra donna di Impagnatiello – le due si incontrano poche ore prima del delitto – “si sentono due donne tradite” racconta, fino a quando Impagnatiello, la sera del 27 maggio, impugna un coltello da cucina e uccide, nel soggiorno, Giulia con 37 coltellate. .

Bugie e depistaggi

Dopo il delitto – spiega ancora il militare – seguono una serie di bugie e “depistaggi”, ad iniziare di messaggi che l'imputato scrive alla compagna ormai morta, oppure i messaggi inviati con il telefono della vittima per rassicurare l'altra donna. Ci sono poi le menzogne sull’odore di benzina in auto (dice di comprare delle taniche coi soldi in nero che riceve al lavoro), sul veleno per topi (dice di usarlo davanti al locale in cui lavora), sui guanti di lattice e i sacchi della spazzatura.

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Il cadavere bruciato due volte

La testimonianza non risparmia i terribili dettagli del femminicidio. “Uccide Giulia con 37 coltellate – dice il teste – poi l’adagia nella vasca da bagno. Il corpo è stato dato alle fiamme, sicuramente abbiamo evidenze che vi sono stati dei tentativi di darle fuoco anche nel box dove viene trovata una lampada bruciata". In base a quanto ricostruito il barman mise il cadavere nella vasca da bagno e tentò di dargli fuoco, ma le fiamme distrussero anche parte della vasca. Allora portò il cadavere in garage e per dargli fuoco una seconda volta. In quell'occasione si anneriscono le pareti e si brucia una lampada. Per questo motivo, Impagnatiello non dice ai militari di avere un garage, perché al momento del sopralluogo dei militari Giulia cadavere è ancora lì in un angolo del garage con le pareti annerite. In un’intercettazione ambientale che viene fatta subito dopo il sopralluogo, il fratello di Alessandro Impagnatiello gli chiede se aveva negato di avere un garage perché dentro aveva nascosto della droga.

Scena preparata

Il militare descrive poi come si presentava la casa di Impagnatiello e parla di una scena “preparata: nell'appartamento troviamo delle tracce di sangue sotto il tappeto, ma non sopra il tappeto e anche il divano, che è vicino alla traccia più evidente di sangue, è risultato negativo al luminol” come se fossero stati precedentemente spostati.

Imputato a testa bassa

Impagnatiello ha sempre seguito l'udienza con la testa bassa. Solo quando è stata mostrata l'immagine del cadavere di Giulia carbonizzato e avvolto dal telo, ha alzato la testa e sbarrato gli occhi. Poi,ha iniziato a singhiozzare. 

Il legale: “Impagnatiello era molto provato”

“La valutazione delle sue condizioni psicologiche è un aspetto importante, sarà oggetto di approfondimento. Noi della difesa abbiamo le nostre modalità per approfondirlo, però è un tema centrale anche quello”, ha detto l'avvocato Samanta Barbaglia, difensore di Alessandro Impagnatiello alla fine dell'udienza del processo.  Il 30enne “era molto provato”, ha aggiunto la collega Giulia Geradini. “Forse oggi era veramente l'udienza più tosta” perché “ripercorrere tutto quello che è accaduto, dopo diversi mesi, è pesante”. In aula ha pianto “per tutto il tempo” perché “ripensare a quello che è successo è stata un'immagine forte”.

La mamma e la sorella di Giulia

Il processo entrerà nel vivo il prossimo 7 marzo quando verranno interrogate Loredana e Chiara Tramontano, rispettivamente madre e sorella della vittima, ma anche la giovane che intratteneva una relazione con l'imputato e che incontrò la 29enne poche ore prima del delitto.

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La famiglia di Giulia: “Lotteremo per te”

Questa mattina, prima dell’inizio dell’udienza, su Instagram sono apparsi due messaggi da parte dei genitori di Giulia. “Amore mio, oggi si parlerà di te, di come siete stati strappati alla vita, di come con tutte le tue forze hai cercato la verità a costo della vostra splendida vita. Tu sarai sempre per noi la nostra immensamente Giulia e Thiago il nostro angelo. Lotteremo per te fino all'ultimo”, ha scritto mamma Loredana. “Nulla ci restituirà Giulia, abbiamo gridato a voce alta, lo faremo ancora affinché sia fatta giustizia per lei e Thiago”, ha scritto invece papà Franco sempre sul social network. I genitori, come i fratelli di Giulia, oggi non erano presenti in aula.

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