Impagnatiello e le scuse in lacrime al processo: “Io disumano. Sto capendo cosa significhi perdere un figlio”

Delitto di Senago, il killer e il pentimento per la morte della fidanzata al settimo mese di gravidanza. Avvelenata e accoltellata, il compagno piange al processo: “Ho distrutto la vita di Giulia e di un bimbo”

Alessandro Impagnatiello a processo per l'omicidio della fidanzata Giulia Tramontano

Alessandro Impagnatiello a processo per l'omicidio della fidanzata Giulia Tramontano

MILANO – Il primo appuntamento con la giustizia per Alessandro Impagnatiello, il barman di 31 anni che lo scorso 27 maggio ha massacrato con 37 coltellate la sua compagna Giulia Tramontano, incinta di suo figlio Thiago, è stata una lunga udienza tecnica di ammissioni testi ed esclusioni di parti civili che lui ha ascoltato piangendo. Nelle quasi 4 ore davanti all’Assise, giudici togati Antonella Bertoja, Sofia Fioretta e sei popolari, la Corte ha accolto 33 testimoni che sfileranno per l’accusa, oltre a chat e video che raccontano gli ultimi giorni di vita di Giulia e ha ammesso la sola famiglia Tramontano come parte civile.

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Col viso rigato dalle lacrime e il respiro affannoso Impagnatiello, in aula, da dietro le sbarre, senza il supporto della madre che lo aveva sostenuto nei primi momenti dell’indagine, mentre ancora si cercava Giulia viva, ha chiesto di rendere dichiarazioni spontanee. Testa bassa, barba lunga, giubbotto blu, jeans chiari, sneakers e calze a righe ha nervosamente tenuto in mano un fazzoletto di carta per asciugarsi le lacrime, mentre veniva accompagnato dagli agenti della penitenziaria davanti alla Corte. Dieci minuti in tutto in cui ha chiesto perdono senza mai alzare lo sguardo dal pavimento o rivolgerlo alla famiglia Tramontano che è uscita dall’aula scortata dai carabinieri appena lui ha pronunciato le prime parole. "Troppo dolore", ha detto mamma Loredana, mentre lui cominciava: "Ci sono tante persone a cui devo delle scuse – ha detto – ma voglio dedicarmi alla famiglia di Giulia principalmente. Sono stato avvolto da qualcosa che mi perseguiterà per sempre, di inspiegabile, da una disumanità che ha lasciato sconvolto anche me".

Poi balbettando ha aggiunto: "Quel giorno ho distrutto la vita di Giulia e di un bambino. Quel giorno, insieme a loro, anche io me ne sono andato. Non chiedo che le mie scuse vengano accettate, ma solo ascoltate perché sto capendo ogni giorno cosa vuol dire perdere un figlio. Sono qui, davanti alla Corte, completamente a nudo". Per i legali Samantha Barbaglia e Giulia Ceredini che lo difendono, le sue parole mostrano "un sincero pentimento, anzi una resipiscenza che lo addolora profondamente", per i familiari di Giulia, invece, "l’ennesima presa in giro di un manipolatore".

Le accuse formalizzate ieri a carico di Impagnatiello sono pesantissime: omicidio volontario aggravato da premeditazione (ha fatto ingerire per mesi alla fidanzata piccole quantità di veleno per topi nel tentativo di avvelenare il feto e procurarle un aborto), crudeltà, futili motivi, legame parentale, interruzione di gravidanza non consensuale e occultamento di cadavere. La procura, pm Alessia Menegazzo, aggiunto Letizia Mannella, che punta a ottenere l’ergastolo ha depositato 15 supporti informatici, 35 produzioni documentali, tra cui un messaggio audio inviato da Giulia a un’amica in cui poco prima di morire dice "mi rifarò una vita adesso" e un video del baby shower, quando ormai da mesi lui le somministrava veleno. In più, le immagini delle telecamere, un estratto delle chat tra l’imputato e Giulia e tra lui e ’l’altra’.

E ancora le copie forensi dei pc e la trascrizione di una telefonata in cui il fratello di Impagnatiello, con un amico, commentava le bugie sull’esistenza di un garage in cui – si scoprirà dopo – era nascosto il cadavere. L’accusa ha chiesto anche l’esame dell’imputato, così come il legale dei Tramontano, Giovanni Cacciapuoti, ha chiesto il controesame di tutti i testi della difesa. E, considerando che la difesa indica come testi una psicologa e uno psichiatra in prospettiva di una richiesta di perizia che ne dimostri l’incapacità, Cacciapuoti ha chiesto l’ammissione a prova contraria di due propri consulenti, gli psichiatri Salvatore De Feo e Diana Galletta.

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