
Andrea Sempio e Alberto Stasi, protagonisti e antagonisti di un omicidio tornato alla ribalta a distanza di 18 anni
Garlasco (Pavia), 13 luglio 2025 – Garlasco, un “cold case” nonostante la definitiva (e discussa) condanna di Alberto Stasi per l’omicidio della fidanzata Chiara? La quotidianità dimostra che la storia non è consegnata alla ghiacciaia dei ricordi e alla coltre protettiva della polvere sui faldoni giudiziari. Esposizione mediatica (con picchi di ascolto per le trasmissioni televisive), immediato e mai scemato interesse popolare in questi ultimi quattro mesi hanno camminato di pari passo, non sovrapponendosi ma alimentandosi a vicenda. E al centro una vicenda che pare costruita anche per soddisfare, con il dualismo Stasi-Sempio, il costume tutto italico di dividersi in colpevolisti e innocentisti.

Sicurezze e nebulose
Certezze per il momento poche e nebulose. Suggestioni ognuna con il suo richiamo. Ipotesi. Come quella che Chiara (che conservava in una chiavetta alcuni articoli su abusi sessuali nella chiesa americana) potrebbe essere stata uccisa per avere appreso qualcosa su quanto accadeva al santuario della Bozzola. Questo sette anni prima della condanna di zio e nipote, romeni, per un ricatto a luci rosse orchestrato ai danni dell’ex rettore. Uno dei due lo ha scritto in un memoriale.
È la stessa ipotesi del “sogno“ dell’avvocato Massimo Lovati, legale di Andrea Sempio. Ombre, come per una serie di suicidi, a Garlasco, di ragazzi e di un ultraottuagenario meccanico in pensione. Domande. Veleni. Malignità, in parte sussurrate, in parte gridate. Lettere anonime, spedite da Milano per depistare, a quasi tutti i protagonisti. Fango. E non solo quello che secondo un testimone avrebbe imprigionato l’arma o le armi dell’assassino nel fondale limaccioso di un canale di Tromello.

La rabbia dei genitori di Chiara
Neppure la vittima viene risparmiata. Tanto che i genitori di Chiara, dopo la pacata riservatezza dei primi giorni, danno sfogo, stremati a una rabbia dolorosa. “Basta – dice mamma Rita – gettare fango. Chiara non può difendersi. Chiara era una ragazza pulita, non aveva segreti, non aveva amanti e non aveva due telefoni”. Il Garante della privacy ha adottato d’ufficio e in via d’urgenza un provvedimento di blocco nei confronti di una persona che sta rendendo disponibile online, a pagamento, un video con le immagini dell’autopsia della 26enne di Garlasco. Con lo stesso provvedimento sono stati avvertiti i media e i siti web che l’eventuale diffusione risulterebbe illecita.

Le gemelle Cappa
Le gemelle Stefania e Paola Cappa entrano in scena già a pochi giorni dal delitto, per quella fotografia che le ritrae, radiosamente sorridenti e di rosso vestite, insieme con la cugina Chiara. L’omaggio è sincero, l’immagine un fotomontaggio. La testimonianza di un operaio della municipalizzata di Vigevano che, a più di un mese dal delitto, raccontava che la mattina di quel lunedì 13 agosto 2007 aveva notato “una ragazza con i capelli biondi a caschetto, con gli occhiali da sole a mascherina scuri”, la mano destra impegnata da “un piedistallo tipo da camino grigio-canna di fucile con in testa tipo una pigna”. Aggiungeva “che assomigliava alla cugina bionda di Chiara Poggi”. Seguiva la ritrattazione: “Mi sono inventato tutto quello che vi ho raccontato perché sono uno stupido”.

Gli alibi sotto la lente
Gemelle mai indagate. Alibi verificati. Non esisteva (era una nota dei carabinieri di Vigevano sulle gemelle del 6 giugno 2008) “un ambiente fertile in seno al quale potesse nascere e covarsi un sentimento di odio e di invidia così forte, intenso, e così brutale, da spingere in qualche modo, ad uccidere Chiara con quella violenza”. Partita chiusa? No. Con la nuova inchiesta Sempio si accendono altri riflettori, si avvia un altro tritacarne. E dalle brume della Lomellina ecco uscire il testimone che riferisce alle Iene del canale di Tromello e della ragazza che vi avrebbe gettato un pesante oggetto metallico.
La reazione
Dopo essere rimasta a lungo silente, ora attraverso i suoi legali, la famiglia Cappa “esprime pubblicamente il proprio profondo sdegno e la più viva indignazione per il reiterato proliferare di sedicenti testimoni, supertestimoni e improvvisati esperti, le cui dichiarazioni – false, gravemente diffamatorie e calunniose – ledono in maniera sistematica l’onorabilità, la reputazione e la dignità dei suoi componenti”. Denunce sono già state presentate e altre “saranno estese a chiunque si renda autore della diffusione, anche reiterata, di notizie infondate, incomplete, non verificate, lesive dell’onore e della reputazione della Famiglia Cappa”.
L’argine alle fake news
Intanto, nella serata del 4 luglio, negli studi di Quarto Grado, è accaduto un piccolo miracolo laico e televisivo. Gli avvocati Lovati (difesa Sempio), Bocellari (difesa Stasi) e Tizzoni (parte civile Poggi) hanno lasciato per un attimo le rispettive trincee per ritrovarsi in un appello rivolto a fermare il recente dilagare di fake news.