MASSIMILIANO MINGOIA
Cronaca

Leoncavallo, verso la manifestazione del 6 settembre. Sala non sarà al corteo, “ma il sostegno politico al centro sociale resta”

Nessuno schiaffo istituzionale di Palazzo Marino dopo il blitz voluto dal Viminale. Martedì alla Camera del lavoro l’assemblea pubblica per preparare l’iniziativa

Il capannone di proprietà del comune di Milano in via San Dionigi

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Milano – Il sostegno politico e la volontà di offrire una sponda, anzi una nuova sede al Leoncavallo restano immutate, ma il sindaco Giuseppe Sala non ha intenzione di forzare la mano e di partecipare al corteo degli antagonisti in programma sabato prossimo. Una manifestazione convocata per contestare lo sgombero del centro sociale avvenuto lo scorso 21 agosto. Dal punto di vista istituzionale, la presenza del primo cittadino sarebbe uno schiaffo al ministero dell’Interno, che lo sgombero ha voluto e ha programmato senza avvisare Sala se non a cose fatte.

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Certo, il sindaco si è molto arrabbiato, dopo il blitz della forze dell’ordine, per non essere stato avvertito almeno il giorno prima, quando c’è stata una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza in Prefettura, ma non ha intenzione di fare uno sgarbo al Viminale sfilando di fianco agli “sgomberati".

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Un momento dello sfratto del Leoncavallo

A Palazzo Marino, però, sottolineano che l’assenza di Sala non significa che il suo sostegno al Leonka sia in discussione e ricordano le parole scritte a caldo, in una nota, dal primo cittadino: “Sono convinto, e l’ho già dichiarato in precedenza, che il Leoncavallo rivesta un valore storico e sociale nella nostra città. È la mia opinione, so che le mie parole non troveranno d’accordo tutti. A mio parere, questo centro sociale deve continuare ad emettere cultura, chiaramente in un contesto di legalità. Da anni e anni è un luogo pacifico di impegno. Confermo la volontà di mantenere aperta l’interlocuzione con i responsabili delle attività del centro sociale”. Un dialogo che di fatto è stato ufficializzato giovedì in Giunta, che ha avviato una procedura pubblica per raccogliere manifestazioni di interesse relative alla riqualificazione degli immobili compresi nell’ambito di rinnovamento urbano di Porto di Mare, con particolare riferimento alla zona di via San Dionigi.

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Sì, proprio la strada nella periferia sud-est della città dove c’è il capannone comunale dismesso al civico 117 che lo scorso marzo è stato oggetto di una manifestazione d’interesse inviata dall’associazione della Mamme del Leoncavallo al Comune. La delibera dell’esecutivo fa ripartire le cose da zero, ma è un segnale d’attenzione verso il centro sociale ora senza casa. Nelle prossime settimane l’iter proseguirà con la pubblicazione di un avviso finalizzato alla presentazione delle proposte progettuali: alla scadenza dei termini, le proposte pervenute saranno valutate dall’amministrazione comunale e, se ritenute idonee e coerenti con le finalità dell’avviso, costituiranno le linee guida per il bando pubblico.

L’area messa a bando sarà affidata attraverso la cessione del diritto di superficie fino a un massimo di novant’anni e sarà possibile prevedere uno scomputo dal canone concessorio quantificabile sulla base degli interventi di valorizzazione degli immobili necessari e previsti dalla proposta progettuale selezionata. In attesa dei prossimi passi legati alla procedura pubblica per la concessione dell’area di via San Dionigi, i vertici del Leonka si preparano all’assemblea pubblica in programma martedì alla Camera del Lavoro, un incontro in vista della manifestazione del 6 settembre, a cui gli antagonisti si aspettano la presenza di almeno 50mila persone. Una risposta forte contro il blitz del Viminale. Una mobilitazione di massa a cui Sala non parteciperà. Ma in piazza ci saranno tanti esponenti del centrosinistra, a partire da alcuni consiglieri del Partito democratico (ad esempio, molto probabilmente, Pierfrancesco Majorino), dei Verdi e della sinistra radicale.