STEFANO ZANETTE
Cronaca

Garlasco, l’incognita del Dna maschile e i due profili estrapolati dal tampone orale durante l'autopsia: “Test da ripetere, ci vuole cautela”

Il primo è una contaminazione, ancora ignoto il secondo: si replica la verifica che potrebbe accertare la presenza di più persone sulla scena. Il consulente della famiglia Poggi: “Un complice che le ha messo la mano sulla bocca? Fantascienza”

Alberto Stasi, Andrea Sempio e Chiara Poggi

Alberto Stasi, Andrea Sempio e Chiara Poggi

Garlasco (Pavia), 12 luglio 2025 – Sono tutti d’accordo solo sul fatto che si tratti di risultati parziali che il perito deve ancora approfondire. Ma nel frattempo ognuno trae conclusioni, anche opposte, a conferma della “verità già accertata” o viceversa per “riscrivere la storia”. Prosegue il confronto a distanza, che sembra più uno scontro, tra i consulenti e i legali delle parti coinvolte nell’incidente probatorio sulle analisi genetiche disposto dalla Gip Daniela Garlaschelli, su richiesta della Procura di Pavia, per la riaperta indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. 

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Il rebus dell’attribuzione 

I risultati, in particolare delle analisi sul tampone orale prelevato alla vittima in sede di autopsia, hanno dato – in attesa delle risultanze della replica degli stessi esami, già prevista – i due esiti positivi comunicati venerdì alle parti: due profili di Dna maschile, uno subito chiarito come conseguenza di contaminazione perché attribuibile a un assistente del medico legale, l’altro invece ancora ignoto.

“È anche quella un’altra traccia da inquinamento”, l’opinione di uno dei consulenti della famiglia Poggi, Marzio Capra. “Non apparterrebbe alle persone che si possono confrontare al momento”, dice invece Ugo Ricci, consulente della difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni che sta finendo di scontare in semilibertà e ammesso dal Giudice per le indagini preliminari a partecipare all’incidente probatorio “in qualità di persona interessata all’assunzione della prova”. 

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Massima cautela dei legali 

Non è il Dna né di Stasi né dell’indagato Andrea Sempio e se non fosse una traccia da contaminazione sarebbe la prova della presenza sulla scena del crimine di un’altra persona, al momento ignota. “Io non ho inquinato perché il Dna non è il mio – aggiunge ancora Capra – ma non mi risulta che siano ancora stati fatti proprio tutti i confronti con chi può essere entrato in contatto con il corpo della vittima o con i campioni prelevati, ad esempio anche i consulenti di Stasi all’epoca”. 

L'avvocato di Andrea Sempio, Massimo Lovati
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Anche per la difesa di Sempio, questi ultimi risultati “spostano soltanto l’equilibrio della possibilità di inquinamento delle prove che ci fu durante la prima indagine – dice l’avvocato Massimo Lovati, che assiste l’indagato con la collega Angela Taccia – per il resto non abbiamo elementi concreti per poter dire altro”. 

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"Pura fantascienza” 

Eppure il Dna maschile ignoto nel tampone orale della vittima è già stato interpretato come la traccia lasciata dalla mano dell’aggressore, l’assassino o un complice, a tappare la bocca della vittima. “Fantascienza”, il lapidario commento di Marzio Capra. “Un’ipotesi che potrebbe sembrare di fantasia – commenta invece il consulente della difesa di Stasi – ma ci vuole cautela. È un profilo nuovo, al momento non attribuito, interessante soprattutto per la posizione. La questione è ancora al vaglio del perito, che infatti ha comunicato che deve fare approfondimenti, i cui esiti attendiamo a breve. Quando ci sono dei risultati parziali, le conclusioni di ciascuno tendono inevitabilmente ad andare a confermare le proprie posizioni. In questa fase si dovrebbe lasciar lavorare i periti e attendere le conclusioni – ripete Ricci – ci vuole cautela. Si tratta comunque di un profilo complesso, parziale e misto, non dei più semplici da esaminare”.