
Il rendering del nuovo stadio a San Siro proposto da Milan e Inter
Milano, 13 luglio 2025 – L’appuntamento è per domani, lunedì 14 luglio, alle 13.30 nell’ufficio di Giuseppe Sala a Palazzo Marino. Il sindaco ha convocato i quattro capigruppo della maggioranza di centrosinistra in Comune – Beatrice Uguccioni (Pd), Marco Fumagalli (Lista Sala), Giulia Pastorella (Riformisti) e Tommaso Gorini (Europa Verde) – per fare il punto sul dossier San Siro. I tempi stringono, la Giunta ha fissato entro il 31 luglio la scadenza per la vendita dell’attuale stadio e dell’area limitrofa a Milan e Inter, il cui obiettivo – secondo il Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali presentato lo scorso marzo dai club – è realizzare un nuovo impianto dove ora ci sono il Parco dei Capitani e il parcheggio (entro il 2031) e, in una seconda fase (entro il 2035), demolire in buona parte il Meazza e rifunzionalizzarlo con attività commerciali e museali.
Lo scoglio della valutazione
L’accordo tra Comune e club, però, ancora non è stato raggiunto. Uno degli scogli da superare resta la valutazione fissata dall’Agenzia delle Entrate per stadio e area che compongono la Grande Funzione Urbana San Siro: 197 milioni di euro. Un prezzo ritenuto troppo alto da rossoneri e nerazzurri. Ma il nodo politico non è solo legato al prezzo finale dell’operazione, ma ai paletti fissati da Giunta, Consiglio comunale e Dibattito pubblico per concludere la cessione di San Siro a condizioni considerate accettabili da Palazzo Marino.
L'aumento di capienza
Quali paletti? L’unico a cui Diavolo e Biscione hanno già dato il via libera è l’aumento della capienza del nuovo stadio da 60 mila a 71.500 posti per garantire un maggior numero di biglietti a prezzi “popolari“. Se gli altri paletti posti saranno accettati dai due club è ancora tutto da vedere. Su questo punto nel centrosinistra regna il pessimismo e forse è proprio per questo che Sala ha convocato il vertice di maggioranza di lunedì. Procediamo con ordine.

L’investimento sul quartiere
Uno dei paletti “in bilico“ punta sull’investire almeno 40 milioni di euro sul quartiere attorno allo stadio, tra oneri di urbanizzazione e altre entrate legate all’operazione immobiliare. Una cifra che non è stata ancora messa nero su bianco nella trattativa tra Comune e club. Secondo paletto: 50% dell’area a verde fruibile. Su questo punto il parere della Direzione Rigenerazione urbana del Comune, allegato al DocFap di Milan e Inter, era già stato netto: 5.448 metri quadrati sono percorsi e spazi pubblici su podio mentre 10.436 mq sono di “verde su pensile (tetti, terrazzi e podio”), insomma non proprio verde fruibile.
Impatto ambientale
“Si ritiene – conclude la relazione comunale – che debbano essere implementate le superfici effettivamente permeabili a terra”. Un altro paletto in bilico riguarda la neutralità carbonica e gli standard di sostenibilità ambientale per il cantiere. In forse anche l’indicazione comunale di allontanare il nuovo stadio dalle case di via Tesio, perché il distanziamento rispetto all’attuale progetto renderebbe più complicato il piano di rifacimento del cavalcavia Patroclo.
Il fronte del “no”
Ce n’è abbastanza per mettere in discussione il voto favorevole del centrosinistra alla delibera che dovrebbe arrivare in Consiglio dopo l’ok della Giunta. Sempre che Sala non riesca a compattare la maggioranza sul via libera all’operazione, pur dando per scontato che alcuni consiglieri progressisti voteranno “no“ alla cessione dello stadio ai club, come, ad esempio, il dem Alessandro Giungi, il verde Carlo Monguzzi e l’ambientalista Enrico Fedrighini, che, pur considerandosi parte del centrosinistra ed essendo il capogruppo del Gruppo Misto, non è stato invitato all’incontro di domani nell’ufficio di Sala.

La Corte dei Conti
Sullo sfondo resta la trattativa Comune-club sul prezzo dell’immobile e sull’eventuale pagamento del Comune delle spese di bonifica (si parla di una cifra dai 4 ai 10 milioni di euro). Cifre su cui la Corte dei Conti sta indagando, mentre la Procura di Milano ha messo in discussione la data indicata dal Comune – il 10 novembre 2025 – dalla quale scatterebbe il vincolo per i 70 anni del secondo anello del Meazza. Indagini che non aiutano il sì del Consiglio comunale.