
Una delle attività della onlus Fata di Cesano Boscone all’interno delle sue Comunità educative
Da un gruppo di famiglie che avevano a cuore il benessere dei bambini in difficoltà, a una piccola comunità di accoglienza, sostegno e affido. La storia dell’associazione Fata onlus nasce nel 1997, dalla richiesta del parroco di Cesano Boscone di ospitare bambini bielorussi provenienti dai territori colpiti dal disastro di Chernobyl del 1986. Un centinaio di bimbi hanno trovato ospitalità e cure mediche grazie alla generosità di altrettante famiglie che si sono messe a disposizione.
Accogliere i bambini meno fortunati e assicurare condizioni di vita migliori hanno convinto il gruppo di genitori a creare una rete. Con l’aiuto dell’Istituto Sacra Famiglia di Cesano e con la disponibilità di alcune fondazioni, la piccola rete è diventata l’associazione Fata. Il gruppo è ora composto da 30 persone, tra responsabili, coordinatori, educatrici, a cui si aggiunge l’attività dei volontari. Negli ultimi 25 anni, Fata ha sostenuto oltre 200 tra bambini e ragazzi allontanati dalle famiglie di origine in seguito a provvedimenti del Tribunale dei Minori. Bambini maltrattati o che vivono situazioni di difficoltà, tra cui brutte storie di violenza o con madri e padri tossicodipendenti o finiti in carcere. Un lavoro complesso, in sinergia con i servizi sociali del territorio che segnalano i casi e si rivolgono all’associazione (le richieste sono sempre in aumento).
"Dopo un periodo, i minori possono rientrare a casa, se il Tribunale lo stabilisce. Altrimenti possono essere accolti in famiglie affidatarie o andare in adozione", spiega la Fondazione Il Bullone che ha raccontato le attività di Fata. Il servizio di affido familiare si chiama "A braccia aperte": "Il legame che unisce la famiglia non è quello di sangue - sottolineano dal gruppo - Alla famiglia affidataria si chiede di accogliere un bambino che si trova in una situazione di disagio psico-sociale, per assicurargli mantenimento, educazione, istruzione e relazioni affettive di cui ha bisogno". Possono diventare affidatari nuclei con o senza figli e anche single. Esistono varie forme di affido con Fata: quello residenziale, con l’accoglienza in modo stabile (il minore è inserito nello stato di famiglia), diurno o per brevi periodi, dove il bimbo viene accolto in alcuni momenti della giornata, per esempio la sera, nei weekend, per le vacanze (si chiamano "famiglie appoggio"). Il bambino e le famiglie vengono sempre supportate dagli specialisti e i genitori sono formati e selezionati per garantire il massimo benessere del piccolo. "Vogliamo dare aiuto, dedicando tempo ed energie ai bambini che vivono momenti difficili, facendogli sperimentare la normalità – raccontano le famiglie affidatarie nelle testimonianze che riporta Fata –. Un’esperienza che arricchisce anche noi, ogni giorno".