STEFANIA TOTARO
Cronaca

Film del Boccaccio, fu diffamazione. Due multe da seicento euro

Seicento euro di multa ciascuno, con pena sospesa e non menzione della condanna sul certificato penale e pagamento dei risarcimenti...

Alla sbarra la fiction “Colpo di Grazia“

Alla sbarra la fiction “Colpo di Grazia“

Seicento euro di multa ciascuno, con pena sospesa e non menzione della condanna sul certificato penale e pagamento dei risarcimenti dei danni alle parti civili con un’eventuale apposita causa ma con una provvisionale immediata complessiva di 2.250 euro nonché delle spese legali. È la sentenza decisa dalla giudice del Tribunale di Monza Roberta Russo al processo al Tribunale di Monza per diffamazione sulla fiction “Colpo di Grazia“ per cui l’ex sindaco Dario Allevi e l’ex assessore alla sicurezza Federico Arena avevano chiesto complessivamente 170mila euro di risarcimento con 35mila euro di provvisionale subito esecutiva, sostenendo che i soldi saranno devoluti in beneficienza. Alla sbarra il film antagonista del Foa Boccaccio a puntate del 2021 che attaccava la ex Giunta sul presunto malaffare dell’urbanistica. Al dibattimento erano imputati solo i due tecnici che sono stati identificati per avere diffuso la fiction sui social e sul canale Youtube. Due ragazzi che hanno ammesso le loro responsabilità nella diffusione delle puntate online, ma hanno negato la diffamazione trattandosi di opera d’ingegno. Una tesi che non aveva convinto la Procura, che ne aveva chiesto la condanna, seppure alla sola multa di 600 euro ciascuno, pena poi disposta dalla giudice. E neanche gli avvocati di parte civile. "Non era un’opera di fantasia, i luoghi e le persone erano identificabili anche per la diffusione a livello locale e la lesione dell’onore è avvenuta anche attraverso la diffusione attraverso le locandine e i social - ha dichiarato l’avvocato Attilio Villa, che insieme al collega Carlo Cappuccio rappresentava le due parti civili - Anche la satira deve avere un limite per evitare di arrecare pregiudizio". La difesa degli imputati chiedeva invece l’assoluzione.

"Se il film l’avessero fatto guardare fino alla fine si sarebbe riuscito a capire che si riteneva tutto un sogno. Ma comunque l’hanno capito tutti che era una presa in giro, sin dalla locandina - ha sostenuto l’avvocato Mauro Straini, in aula insieme al collega Eugenio Losco - Il film è stato un equivoco male interpretato, voleva solo dissacrare. La risata è la forza del popolo". Intanto il Foa Boccaccio ha fatto partire la campagna “170K per un film“ di raccolta fondi a supporto degli imputati.

S.T.