Monza, uccisero Cristian Sebastiano con più di 30 coltellate. Per i baby killer il processo è da rifare

Il 30 giugno si apre l’appello bis per il 14enne e il 15enne, schiavi della droga, che massacrarono il pusher 42enne. Sono in dubbio la capacità di intendere e di volere”

I rilievi sul luogo dell'omicidio a San Rocco

I rilievi sul luogo dell'omicidio a San Rocco

Monza – Si riapre la battaglia giudiziaria per i due baby killer del pusher delle case popolari di San Rocco, schiavi della droga dall’età di 11 anni. Il 30 giugno si apre l’appello bis per il 14enne e il 15enne che il 30 novembre 2020 hanno inferto più di 30 coltellate a Cristian Sebastiano, 42 anni, e gli hanno rapinato una dose di cocaina. Questo dopo che la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Milano che aveva confermato la condanna di primo grado a 14 anni e 4 mesi di reclusione col rito abbreviato del Tribunale per i minori di Milano.

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La motivazione è che i giudici di appello “in assenza di un adeguato supporto scientifico, hanno disatteso le conclusioni della perizia psichiatrica svolta da un esperto nominato dalla stessa Corte minorile secondo cui le condizioni di disagio psichico” dei due baby killer “risultano incidere sulla loro capacità di intendere e di volere”.

Erano stati i difensori dei due minorenni, gli avvocati Maurizio Bono e Renata D’Amico, a chiedere di approfondire la questione sulla presunta infermità mentale dettata dalle condizioni disagiate di crescita personale e dall’abuso di sostanze stupefacenti fin dalla pubertà. La Corte di Appello aveva nominato un perito psichiatrico, che ha concluso per una “immaturità che ha sovrastato la possibilità e il comportamento degli stessi” e una "largamente scemata capacità di intendere e di volere, non solo perché gli imputati hanno commesso il delitto sotto l’uso di più sostanze psicotrope, ma perché erano intossicati da mesi dalle stesse sostanze, con l’uso quotidiano e quindi erano in un totale asservimento allo stato di tossicodipendenti”, prima con la cannabis e progressivamente con droghe più pesanti.

Secondo i giudici di appello, invece, non risultavano provate "compromissioni psicopatologiche che possono avere avuto incidenza causale sui reati commessi” quindi risulta "pienamente sussistente la capacità di intendere e di volere degli imputati al momento dei fatti". La Corte di Cassazione ha invece annullato la sentenza e rimandato il processo a un appello bis, dove i nuovi giudici potrebbero disporre una nuova perizia psichiatrica, o perlomeno un approfondimento su alcune questioni messe in discussione e anche un accertamento specifico sulle conseguenze sulla capacità mentale dell’assunzione di droga dall’età di 11 anni.

Nel frattempo i due minorenni sono stati scarcerati per scadenza dei termini di custodia cautelare, tornando in libertà ma venendo anche privati del percorso di riabilitazione che stavano seguendo. A uno è stata trovata una comunità, l’altro è invece tornato a casa.