NICOLA PALMA
Cronaca

Il capolavoro di Prospero Fontana non si muove: “Splendido esempio di ritrattistica”

Stop della Soprintendenza all’esportazione all’estero del dipinto “Ritratto di anziano gentiluomo con cappotto e collo di pelliccia” attribuito all’artista vissuto tra 1512 e 1597, amico di Michleangelo e prediletto di Papa Giulio III

L’opera “Ritratto di un anziano gentiluomo con cappotto e con collo di pelliccia” è stata dipinta da Prospero Fontana, pittore bolognese vissuto tra il 1512 e il 1597

L’opera “Ritratto di un anziano gentiluomo con cappotto e con collo di pelliccia” è stata dipinta da Prospero Fontana, pittore bolognese vissuto tra il 1512 e il 1597

Milano – “Nella storia del ritratto ambientato, un posto privilegiato è da riservare al Ritratto di anziano gentiluomo, che sembra eseguito da Fontana allo scadere dell’ottavo decennio (del Cinquecento, ndr)”. È sulla base di questa descrizione, fondata sugli studi approfonditi della storica dell’arte Vera Fortunati, che il Tar del Lazio ha blindato il capolavoro di Prospero Fontana, “Ritratto di gentiluomo con cappotto e collo di pelliccia”, vietando di portarlo oltre confine.

La vicenda

La querelle giudiziaria legata a una delle opere più celebri dell’artista bolognese vissuto tra il 1512 e il 1597, pittore prediletto di papa Giulio III (a cui venne presentato da Michelangelo), inizia il 18 dicembre 2018, quando la proprietaria presenta all’Ufficio esportazione della Soprintendenza archelogia, belle arti e paesaggio di Milano la richiesta per ottenere l’attestato di libera circolazione. Il 25 gennaio 2019, i tecnici del Ministero dei Beni culturali comunicano il preavviso di diniego. La donna invia le sue osservazioni scritte, che però non bastano a ribaltare il giudizio preliminare: il 25 luglio 2019, le viene comunicato ufficialmente lo stop all’attestato per il trasporto all’estero del dipinto. A quel punto, la proprietaria ribatte con un’istanza per via gerarchica contro il provvedimento, che resta senza risposta.

Da lì il ricorso al Tribunale amministrativo, nel quale, tra le altre cose, la donna spiega che nel dicembre 2014 l’Ufficio esportazione di Firenze le ha già rilasciato l’agognato certificato; di conseguenza, nell’interpretazione dei suoi legali, l’attestato con validità di cinque anni era ancora valido quando ha riproposto la stessa richiesta agli esperti di stanza all’ombra della Madonnina. Detto altrimenti: è stato solo un errore. Non è così semplice, in realtà. Sì, perché, spiegano ora i giudici, all’epoca in cui arrivò il primo via libera, il periodo di validità era di tre anni, come previsto dal decreto legislativo 42 del 2004; l’estensione fino al quinquennio successivo è stata introdotta da una legge entrata in vigore il 29 agosto 2017.

Tradotto: si applica la disciplina precedente, l’attestato è scaduto nel dicembre 2017. D’altro canto, aggiunge il collegio presieduto da Maria Barbara Cavallo, “risulta logico ritenere che se all’epoca della nuova domanda di attestato di libera circolazione vi fosse stato un documento ancora valido ed efficace non vi sarebbe stata ragione per la ricorrente di richiedere nuovo attestato di libera circolazione del dipinto in questione”.

Il punto

Adesso il merito della questione. Su questo fronte, il Tribunale ha valorizzato le valutazioni di Soprintendenza e studiosi del settore sul dipinto di Fontana: “Nel dipinto (113x96 centimetri), l’aderenza al “vero” prescritta al ritratto come istanza etica dal cardinale bolognese è realizzata con mezzi ottici affinati. Imponenza e nello stesso naturalezza: il personaggio esprime l’intento di rappresentare un ruolo corrispondente alla sua condizione sociale”. E ancora: “Una calma bilanciata governa la scenografia dell’interno: sulla parete dai toni rugginosi, spiccano a destra il movimento ondulato della tenda verde, a sinistra lo scorcio prospettico del variopinto tappeto Holbein disteso sul tavolo da lavoro con penna e calamaio”.

Insomma, “uno splendido documento che segnala la qualità alta della produzione ritrattistica fra settimo e ottavo decennio (del Cinquecento, ndr) a Bologna, dove Prospero Fontana gioca un ruolo primario accanto al più giovane Bartolomeo Passerotti”. Finita? No, i giudici hanno affrontato pure il tema della rarità dell’opera, contestato dalla proprietaria, spiegando che un concetto del genere “non può essere considerato in termini strettamente numerici o di unicità, ma attiene piuttosto alla significatività e al valore del pezzo come “componente” del patrimonio culturale nazionale”. Un’altra considerazione che si porta dietro di sé la medesima conclusione: il capolavoro di Fontana non si muove.