
Annamaria Bernardini De Pace. Roma, 17 ottobre 2017. ANSA/ GIUSEPPE LAMI
Milano, 29 agosto 2025 – A 24 ore dalla chiusura del sito Phica, che era online da anni nonostante le tantissime segnalazioni, e a una settimana dallo scoppio del caso “Mia moglie”, il gruppo Facebook dove migliaia di uomini condividevano foto (anche intime) di compagne e mogli, inizia a profilarsi la possibilità di una class action di vittime.
La mano tesa è quella di un’altra donna, l’avvocata Annamaria Bernardini de Pace, specializzata in diritti di famiglia: “Tutte le donne che sono state ferite con violenza nella loro identità femminile" possono "partecipare a questa class action" contro le piattaforme sessiste "e noi chiederemo un risarcimento danni per loro a carico di Facebook", in particolare per quanto riguarda il gruppo 'Mia moglie', dove venivano diffuse immagini di mogli e compagne senza consenso.
Bernardini de Pace sta studiando anche il caso del sito Phica.eu, sempre nell'ottica di azioni civili di risarcimento e penali. Il gesto è molto importante, anche perché spesso le vittime di azioni del genere rinunciano ad azioni legali per paura o di essere da sole o per le spese legali.
Il caso di “Mia moglie”
Il gruppo Facebook “Mia moglie” contava oltre 31mila iscritti per lo più nascosti dietro nickname. Dopo la denuncia alla Polizia postale, ma soprattutto dopo che è stato fatto scoppiare lo scandalo da parte delle stesse vittime, online, Meta ha preso provvedimenti rimuovendolo "per violazione delle nostre policy contro lo sfruttamento sessuale di adulti". Come detto, non sono state le denunce alla Postale a portare alla chiusura. La prima ad accendere i riflettori è stata la scrittrice e sceneggiatrice Carolina Capria attraverso il suo profilo Instagram 'lhascrittounafemmina' e, da allora, la pagina si è riempita di commenti indignati e critiche.
Il caso di Phica
Da diversi anni, almeno dieci, esisteva online il sito Phica.eu. Un sito apertamente pornografico dove, però, sono finite centinaia di donne inconsapevoli. Anche molto note. Tra le centinaia di personalità coinvolte, oltre alla presidente Giorgia Meloni, ci sono attrici, politiche, modelle, cantanti, giornaliste, conduttrici, influencer, calciatrici, atlete, campionesse olimpiche e celebrità del mondo televisivo. Le foto venivano anche modificate e ritoccate per denudarle. E ogni scatto era corredato da commenti spesso sessisti se non apertamente violenti.
Una cloaca virtuale, insomma, che il 28 agosto ha chiuso i battenti con parole che non spostano di una virgola le responsabilità di chi gestiva il sito: “Phica è nata come piattaforma di discussione e di condivisione personale, con uno spazio dedicato a chi desiderava certificarsi e condividere i propri contenuti in un ambiente sicuro. Purtroppo, come accade in ogni social network, ci sono sempre persone che usano in modo scorretto le piattaforme, danneggiandone lo spirito e il senso originario. È successo con Facebook, con i gruppi su Telegram, ed è successo anche qui”.