ELENA MARMUGI
Cronaca

Argo, il miracolo dell’attesa: 2500 chilometri per adottare un cane disabile. “Gli daremo amore”

La famiglia di Laura ha accolto un labrador abbandonato che, dopo essere stato investito, ha perso l’uso delle zampe posteriori. Quentin, adesso Argo, è stato adottato a Milano grazie all’associazione Korunera e alla Clinica veterinaria del Salento che si sono spese per dargli un’altra possibilità

Laura con la figlia e i loro 4 cani

Laura con la figlia e i loro 4 cani

Milano, 29 agosto 2025 – Una calda notte d'estate al mare, il tramonto che lascia spazio alle stelle, il profumo della macchia mediterranea. Poi l'inferno, uno schianto improvviso e un cane che rimane agonizzante sull'asfalto rovente. Buio. Le uniche luci che si accendono, dopo chissà quante ore di agonia, sono quelle dei neon della Clinica veterinaria del Salento. Siamo in Puglia e questa è la storia di Quentin, una storia incredibile. Quentin è un labrador color miele, occhi nocciola profondi e magnetici. Ha forza, ma dopo essere stato investito è ridotto ai minimi termini. Viene trasportato dal veterinario in quella notte tragica, ma il suo destino è segnato: eutanasia.

C'è qualcosa però che spinge il dottor D'Argento a salvare la vita di Quentin. Il cane viene quindi sottoposto a un intervento chirurgico molto complesso. Potrà continuare a vivere ma le zampe posteriori sono inservibili, le trascina. Chi mai potrà prendersi cura di un cane disabile? La risposta potrebbe sembrare scontata, ma in questa storia nulla lo è. Ecco che l'associazione Korunera, guidata da Biagio Fattizzo, si interessa al caso e inizia, attraverso i social, a cercare una famiglia per Quentin. Le foto fanno il giro del Paese e dal Salento arrivano fino all'altro capo dello Stivale.

Da Milano giunge una richiesta per Quentin. "Io sono una boomer, si dice così ora, non guardo mai il cellulare. Lo uso per telefonare - spiega Laura con un filo di emozione che si srotola in mezzo alle parole pronunciate veloci - ma quel giorno, non so come, mi è apparsa la foto di questo cagnolone. L'ho visto e ho contattato subito Biagio. l'ho fatto senza pensarci troppo e quando lui mi ha chiesto: "Siete interessati all'adozione?", mi sono detta: accogliamolo, la mia famiglia può offrire tanto a Quentin".

Si scaldano i motori: quello dell'auto di Laura che, insieme alla figlia, da Bormio si mettono in viaggio per raggiungere Taviano, e il turbo dell'associazione Korunera per preparare Quentin, fino a quel momento custodito e curato nella clinica, all'adozione. "Ho fatto due anni di volontariato in canile - spiega Laura - abbiamo altri 3 cani e mia figlia è molto appassionata, li segue con empatia e capacità. Il fatto di poter contare sulla nostra famiglia ci ha dato molta forza per fare questo passo. Quindi ci siamo messe in viaggio dalla casa che abbiamo in montagna e, dopo una notte di sosta, siamo arrivate in Puglia". 2500 chilometri. "Quentin ci ha accolto come se ci stesse aspettando. Non so spiegare bene a parole l'emozione che abbiamo provato: momenti indimenticabili".

Gioia incontenibile che va di pari passo con un grande senso di responsabilità: adottare un cane con disabilità fisica è un impegno di vita, un pensiero costante, un essere vivente che dipende esclusivamente da te. "Nel tempo che abbiamo trascorso nella clinica il fisioterapista ci ha insegnato gli esercizi da far fare a Quentin - spiega Laura - ci mettiamo tutto il nostro impegno e lui è un cane buono, paziente. Ha sofferto così tanto...". Ma è giunto il momento del riscatto, dopo tanta attesa. "Questa sua pazienza e bontà ci ha convinto a chiamarlo Argo, come il cane di Ulisse. E' come se il nostro arrivo lo avesse atteso, l'ho visto da come ci ha accolto, da come si affida a noi. E da parte nostra sicuramente c'è volontà e cuore. Spero davvero che questo nostro passo serva anche a fare adottare altri cani".

Un esempio da seguire come quello che ogni giorno danno Biagio e Letizia, una specie di supereroi rarissima che dedicano la vita agli animali abbandonati, a quelli senza speranza. "Quando ho visto Quentin (Argo) per la prima volta era sdraiato nella stanza della terapia intensiva della Clinica veterinaria del Salento. Sono rimasto davvero stupito - racconta Biagio Fattizzo - Nonostante fosse paralizzato mi ha dato subito l'impressione di essere un cane molto gioioso. Questo mi ha spinto a iniziare a cercare la famiglia giusta per lui. In realtà ho ricevuto diverse richieste, ma volevo la famiglia giusta". Ed è arrivata. "Con Laura ci siamo subito capiti, si è resa subito disponibile a comprendere i bisogni di Quentin, pronta a documentarsi, non ha mai battuto ciglio. Quando mi sono reso conto che era la situazione ideale per lui mi è sembrato di aver vinto all'Enalotto! La famiglia di Laura con l'adozione di Quentin ha dato vita a un gesto di rara generosità. Adottare un cane disabile significa dedicarsi a lui con attenzioni particolari. Non è una semplice adozione, è un salvataggio, è affiancarlo nella quotidianità in tutto e per tutto, una grande responsabilità. Penso al fatto che non potranno condividere con lui tutti i gesti quotidiani che vive chi ha un cane: i giochi, le passeggiate, le corse... con Quentin sarà tutto una scoperta, un percorso di adeguamento per cercare nuovi stimoli e soluzioni per il suo benessere".

Un'adozione che è già simbolo di speranza e di coraggio in una terra dove gli abbandoni, purtroppo, si moltiplicano. "Ma in Puglia - spiega Biagio - la piaga degli abbandoni persiste e peggiora di anno in anno. Il menefreghismo delle istituzioni permette di reiterare reati di maltrattamento e abbandono, come se fosse un circolo vizioso. I trasgressori non vengono sanzionati, così continuano a delinquere indisturbati". L'associazione Korunera si spende quotidianamente per salvare vite di cani e gatti senza speranza “perché qui è all’ordine del giorno vedere gli animali maltrattati ed è insopportabile. Questo ci muove a spenderci per loro, a fare il possibile”, spiega Biagio.. "Vedere la bontà d'animo di queste persone - conclude Laura - mi ha dato coraggio e ho pensato: se lo fanno loro, perché non io? E allora cerchiamo di trasferire il bene a chi ci circonda. Ognuno di noi può fare tanto".

"La vita, anche quando sembra spezzata, può ricominciare"

Dottor D’Argento, come è stato salvato Quentin?

"Quentin è arrivato in clinica in una sera d’estate, portato da una persona che lo aveva trovato steso sull’asfalto, immobile, nessuna reazione, solo paura. Non aveva microchip. Nessuno lo cercava. Né lo avrebbe cercato in seguito. Presentava un trauma spinale evidente e una opzione che purtroppo viene chiesta spesso in questi casi: eutanasia. Ma in quegli occhi c’era troppo, c’era vita. Così abbiamo deciso di prenderci la responsabilità noi. Lo abbiamo operato, stabilizzando la colonna con un intervento complesso, e da lì è iniziato il suo vero cammino. Quentin non aveva più nessuno, ma da quel momento ha avuto noi, e da lì a breve avrebbe avuto anche l’attenzione e l’impegno prezioso di Biagio Fattizzo che ha preso a cuore questa storia come solo lui sa fare".  

Come e per quanto tempo lo avete custodito?

"Quentin è rimasto con noi per settimane. Lo abbiamo curato ogni giorno, con una terapia e una fisioterapia mirate sin dalle prime ore post-operatorie per facilitare il suo recupero ed evitare piaghe da decubito mantenendo la muscolatura stimolata. La sua degenza è stata lunga e intensa, ma non è mai stato solo: medici, tecnici e tirocinanti si sono alternati per offrirgli non solo cure, ma anche tanto affetto. Poco alla volta, ha cominciato a rispondere. Prima un lieve movimento, poi una contrazione… e la speranza ha iniziato a farsi concreta. Nel frattempo, ha stretto un legame profondo con un altro gatto ricoverato, anche lui abbandonato in piena notte davanti la nostra clinica in una scatola in grave situazione clinica: due anime fragili che si sono riconosciute, sostenute, coccolate. Un piccolo miracolo quotidiano. Ma questa è un’altra storia…”.

C’è una possibilità che torni a camminare?

"Sì. La sua condizione neurologica, pur grave, mostra segnali positivi. Quentin ha già riacquistato sensibilità negli arti posteriori e, con il percorso riabilitativo che stiamo seguendo, ci sono buone possibilità che riesca a camminare, anche se parzialmente assistito da sospensori. Quello che è certo è che ha già fatto tantissimo. Non si è mai arreso. Ha una forza silenziosa, costante, che lo rende speciale. E noi siamo convinti che con l’amore giusto attorno, potrà migliorare ancora".  

Qual è stata la vostra prima reazione quando vi hanno detto che c’era una famiglia giusta per lui? "È stato un momento di grande commozione. Dopo tutto quello che aveva passato, pensare che qualcuno avesse scelto proprio lui ci ha riempito il cuore. Non era solo una bella notizia, era il compimento di un percorso. Il nostro lavoro non finisce mai con le dimissioni: finisce quando un animale trova amore, sicurezza, dignità. E Quentin ha tanto da dare. A chi lo accoglierà, porterà con sé non solo una storia da raccontare, ma una lezione profonda: che la vita, anche quando sembra spezzata, può ricominciare".