FEDERICA PACELLA
Economia

Donne e lavoro, solo il 3% ai vertici delle aziende. E ancora troppe mamme devono scegliere tra carriera e figli

La disoccupazione femminile in Lombardia è al 4,3% sotto la media nazionale ed europea. Ma dietro i numeri ci sono storie di rinunce e difficoltà

Donne in carriera? Una scelta difficile che in Italia comporta ancora molte rinunce da parte delle manager

Donne in carriera? Una scelta difficile che in Italia comporta ancora molte rinunce da parte delle manager

In bilico tra lavoro e famiglia, spesso costrette a richiedere un contratto part-time, o addirittura a licenziarsi, per poter conciliare due mondi che, purtroppo, sono ancora lontani. L’occupazione femminile continua a restare gravata da ostacoli, con buona pace delle aspirazioni delle donne a costruire una carriera, ma anche a dedicare tempo di qualità ai propri figli.

Il focus

Il focus sul lavoro femminile di PoliS Lombardia spiega che nel 2024 il tasso di disoccupazione femminile è stato del 4,3%, sotto la media italiana ed europea. L’impiego è soprattutto nell’ambito dei servizi. Pochissime le donne ai vertici: i quadri sono il 9%, le dirigenti il 3%.

Grande scoglio resta la conciliazione lavoro e famiglia: nel 2022, oltre il 70% delle madri lavoratrici si è dimessa nei primi tre anni di vita del figlio, mentre per tante altre la soluzione è ancora il part-time (nel 2024 quasi l’83%), con riduzione di stipendio e minori possibilità di carriera. 

I racconti

Le storie, raccolte grazie a Cisl e Cgil Brescia, lo confermano. “Io lavoravo in un’azienda dell’agroalimentare – racconta Marika, 40 anni – come impiegata nelle risorse umane. Dovevo fare 8 ore, ma erano sempre 12. Quando sono rimasta incinta del secondo figlio, non avendo l’appoggio di nessuno, ho dovuto prender la decisione di restare a casa”. Conoscendo i ritmi lavorativi, non se l’è sentita di fidarsi del contratto part-time proposto dall’azienda. “Comunque non avrei nessuno a cui affidare la bambina dopo la scuola o quando si ammala. Tornare a lavorare? Lo spero, quando la piccola avrà 6 anni". Silvia, nome di fantasia, 33 anni, lavora invece nel commercio. “Faccio 24 ore, vorrei lavorare di più, anche nei week-end. Ci sono realtà in cui esser donne è penalizzante, perché c’è il timore che possiamo avere figli”.

Denise, classe 1974, ha iniziato a lavorare dopo le medie. "Quando è nata la mia prima figlia ho dovuto chiedere il part-time. Le nonne lavoravano al mattino, i nidi costavano troppo e ce n’erano pochi. La bambina praticamente l’hanno cresciuta le nonne».

Una vita dedicata al lavoro e alla famiglia, senza tempo per sé stessa, tanto che è diventata cardiopatica. "Io però volevo una famiglia e l’ho avuta. Oggi mi preoccupo soprattutto per il futuro dei miei figli. La più grande ha 23 anni, vorrebbe andare a vivere col suo fidanzato, ma vengono proposti contratti che non lo permettono”