
Donne in carriera? Una scelta difficile che in Italia comporta ancora molte rinunce da parte delle manager
In bilico tra lavoro e famiglia, spesso costrette a richiedere un contratto part-time, o addirittura a licenziarsi, per poter conciliare due mondi che, purtroppo, sono ancora lontani. L’occupazione femminile continua a restare gravata da ostacoli, con buona pace delle aspirazioni delle donne a costruire una carriera, ma anche a dedicare tempo di qualità ai propri figli.
Il focus
Il focus sul lavoro femminile di PoliS Lombardia spiega che nel 2024 il tasso di disoccupazione femminile è stato del 4,3%, sotto la media italiana ed europea. L’impiego è soprattutto nell’ambito dei servizi. Pochissime le donne ai vertici: i quadri sono il 9%, le dirigenti il 3%.
Grande scoglio resta la conciliazione lavoro e famiglia: nel 2022, oltre il 70% delle madri lavoratrici si è dimessa nei primi tre anni di vita del figlio, mentre per tante altre la soluzione è ancora il part-time (nel 2024 quasi l’83%), con riduzione di stipendio e minori possibilità di carriera.
I racconti
Le storie, raccolte grazie a Cisl e Cgil Brescia, lo confermano. “Io lavoravo in un’azienda dell’agroalimentare – racconta Marika, 40 anni – come impiegata nelle risorse umane. Dovevo fare 8 ore, ma erano sempre 12. Quando sono rimasta incinta del secondo figlio, non avendo l’appoggio di nessuno, ho dovuto prender la decisione di restare a casa”. Conoscendo i ritmi lavorativi, non se l’è sentita di fidarsi del contratto part-time proposto dall’azienda. “Comunque non avrei nessuno a cui affidare la bambina dopo la scuola o quando si ammala. Tornare a lavorare? Lo spero, quando la piccola avrà 6 anni". Silvia, nome di fantasia, 33 anni, lavora invece nel commercio. “Faccio 24 ore, vorrei lavorare di più, anche nei week-end. Ci sono realtà in cui esser donne è penalizzante, perché c’è il timore che possiamo avere figli”.
Denise, classe 1974, ha iniziato a lavorare dopo le medie. "Quando è nata la mia prima figlia ho dovuto chiedere il part-time. Le nonne lavoravano al mattino, i nidi costavano troppo e ce n’erano pochi. La bambina praticamente l’hanno cresciuta le nonne».
Una vita dedicata al lavoro e alla famiglia, senza tempo per sé stessa, tanto che è diventata cardiopatica. "Io però volevo una famiglia e l’ho avuta. Oggi mi preoccupo soprattutto per il futuro dei miei figli. La più grande ha 23 anni, vorrebbe andare a vivere col suo fidanzato, ma vengono proposti contratti che non lo permettono”