Omicidio di Giulia Tramontano, Impagnatiello in lacrime: “Io disumano chiedo scusa a tutti, ogni giorno spero di non svegliarmi più”

Aperto il processo a Milano, l’unico imputato, l’assassino reo confesso Alessandro Impagnatiello, è arrivato in Corte d’Assise con barba lunga e occhi bassi. Poi, ha pianto per tutta la prima parte dell’udienza. Presente la famiglia della vittima

Alessandro Impagnatiello arriva in tribunale (Fotogramma)
Alessandro Impagnatiello arriva in tribunale (Fotogramma)

Milano, 18 gennaio 2024 – E' stata rinviata al prossimo 12 febbraio l'udienza del processo che vede imputato Alessandro Impagnatiello accusato dell'omicidio aggravato della compagna Giulia Tramontano, incinta di sette mesi. Nella prossima udienza, dal processo sono state escluse le telecamere, verranno sentiti i primi testimoni dell'accusa, rappresentata dall'aggiunta Letizia Mannella e dalla pm Alessia Menegazzo, ma il processo entrerà nel vivo il prossimo 7 marzo quando verrà interrogata Loredana e Chiara Tramontano, rispettivamente madre e sorella della vittima, ma anche la giovane che intratteneva una relazione con l'imputato e che incontrò la 29enne poche ore prima del delitto. La corte ha accolto le prove presentate dall'accusa - una trentina di testimonianze, ma anche video privati, immagini delle telecamere e chat - così come i due testimoni della difesa che ha chiesto anche l'esame dell'imputato e le richieste della parte civile.

Le dichiarazioni di Impagnatiello

Omicidio Giulia Tramontano, la sorella della vittima Chiara e l'imputato Alessandro Impagnatiello
Omicidio Giulia Tramontano, la sorella della vittima Chiara e l'imputato Alessandro Impagnatiello

Questa mattina, Alessandro Impagnatiello, reo confesso e detenuto nel carcere di San Vittore, si è presentato in Tribunale con barba lunga, giaccone blu e jeans. Non ha mai alzato lo sguardo mentre entrava nell’aula della prima Corte d’Assise. Poi, ha pianto per tutta la prima parte della udienza. Ma, se la sorella Chiara non ha distolto lo sguardo da lui, i genitori hanno detto: “Non non ci interessa guardarlo in faccia e non abbiamo visto che piangeva”. L’imputato ha reso poi delle dichiarazioni spontanee, sempre in lacrime: “Ci sono persone a cui devo scuse, ma non saranno mai abbastanza. Quel giorno con Giulia e Thiago me ne sono andato anche io. Non chiedo che le scuse vengano accettate perché sto sentendo forte ogni giorno cosa significa perdere un figlio… chiedo che le mie scuse vengano ascoltate. Porgo scuse eterne alla famiglia di Giulia spero di non svegliarmi più al mattino”. Mentre l’imputato pronunciava queste parole, la sorella e il papà di Giulia sono usciti. 

L’avvocato di Impagnatiello: “È sinceramente pentito”

Dopo l’udienza, l’avvocato di Impagnatiello ha fatto sapere che per il suo assistito c’è un “sincero pentimento”. E ha spiegato: “Era la prima occasione per chiedere scusa nei confronti della famiglia di Giulia. Non sa spiegare quello che è accaduto, prova sgomento e si sente molto male. Si trova in una situazione di grandissimo dolore. È appena iniziato il processo, siamo tranquilli, andiamo avanti”. Il legale ha aggiunto che “sulla perizia non dico nulla, manteniamo la posizione che abbiamo avuto fino a ora e non mostrare le nostre carte. Cerchiamo di spegnere il più possibile l'aspetto mediatico”.

In aula la famiglia di Giulia

La famiglia Tramontano all'arrivo in tribunale (Fotogramma)
La famiglia Tramontano all'arrivo in tribunale (Fotogramma)

In aula si è presentata tutta la famiglia di Giulia. La prima ad arrivare è stata la sorella Chiara, che una settimana fa con un post sui social è tornata a chiedere giustizia per Giulia e il piccolo Thiago (così si sarebbe dovuto chiamare il piccolo che portava in grembo). La giovane non ha mai staccato lo sguardo da Impagnatiello. Poi, sono arrivati i genitori, papà Franco e mamma Loredana, insieme all’altro figlio, Mario. Sono tutti seduti in uno stesso banco.

“Comune e associazioni no parti civili” 

La Corte d'Assise di Milano, con i giudici togati Antonella Bertoja e Sofia Fioretta (e sei popolari) ha respinto la richiesta del Comune di Senago, dell'associazione Penelope e della fondazione Polis di costituirsi come parte civile nel processo. Sono stati invece ammessi come parti civili i familiari della ragazza morta: il padre Franco, la madre Loredana, la sorella Chiara e il fratello Mario.

La richiesta di una pena esemplare

Ancora prima dell’avvio del processo l’avvocato che rappresenta i familiari di Giulia ha voluto scandire con forza la richiesta dei parenti di una pena esemplare per l’assassino. Giovanni Cacciapuoti, legale di parte civile, ha spiegato che la famiglia auspica che la “condotta” di Impagnatiello “sia sanzionata come merita”. Tradotto, con una condanna all’ergastolo. 

Giulia Tramontano e Alessandro Impagnatiello
Giulia Tramontano e Alessandro Impagnatiello

La voce di Giulia tra le prove: l’audio inviato poco prima di morire

Su richiesta della pm Alessia Menegazzo, la corte ha ammesso tra le prove un audio, inviato dalla 29enne poco prima di morire. Giulia, incinta di Thiago, aveva inviato a un’amica un vocale dopo aver incontrato l’amante di Impagnatiello e poco prima di entrare nell'appartamento di Senago dove viene uccisa la stessa sera: era il 27 maggio 2023. “Adesso mi rifaccio una vita con il mio bambino Thiago”, il senso delle parole pronunciate da Giulia, che da quest’audio, manifesta l’ipotesi di lasciare il compagno.

L’audio, insieme a una trentina di testimonianze, non è l’unica prova ammessa in dibattimento. Nel processo entra anche la telefonata in cui Impagnatiello chiede al fratello di non rivelare l’esistenza del box, dove il corpo della vittima è stato inizialmente nascosto, giustificandosi di aver nascosto nello stesso posto sostanze stupefacenti.

Un altra prova presentata dall’accusa è il video relativo alla festa “baby shower” per festeggiare la futura nascita del piccolo Thiago in cui compare anche Impagnatiello: nel video viene inquadrato il tappeto che poi verrà spostato dall'imputato per impedire che si macchiasse del sangue di Giulia.

Inizio agitato

Le fasi iniziali di questa prima udienza sono state segnate dalla confusione. I carabinieri del servizio magistratura hanno sgomberato l'aula della Corte di Assise, facendo uscire giornalisti e curiosi. La piccola aula era stracolma al punto che le parte processuali e i rispettivi collaboratori non riuscivano a trovare spazio per accomodarsi. Così, su istanza della procuratrice aggiunta Letizia Mannella, titolare dell'accusa con la pm Alessia Menegazzo, si è deciso di far uscire cronisti e cittadini.

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