ALESSANDRA ZANARDI
Cronaca

Gino Marchitelli, vita in giallo. Dalle piattaforme ai libri: “Denuncio le ingiustizie attraverso la scrittura”

San Giuliano, centomila copie vendute e la ribalta raggiunta a 66 anni. Passato da sindacalista e impiantista. La prossima opera sul cyberbullismo

Gino Marchitelli, dalle piattaforme alla carriera di scrittore

Gino Marchitelli, dalle piattaforme alla carriera di scrittore

Da “Morte nel trullo“ a “Lago nero“, 13 anni da giallista, per scandagliare temi come la pedofilia, le infiltrazioni mafiose nell’edilizia, l’estremismo politico, le condizioni del sotto-proletariato. Alla base, la convinzione che "la letteratura è un forte veicolo di denuncia sociale". Il sangiulianese Gino Marchitelli, 66 anni, un passato da sindacalista sulle piattaforme petrolifere, successivamente un impiego da impiantista, ripercorre la sua carriera di scrittore, che ad oggi lo ha visto sfornare 19 libri, per un totale di quasi 100mila copie vendute. Solo nel 2024 sono stati 158 gli eventi e le presentazioni alle quali ha partecipato, su e giù per l’Italia. Marchitelli è anche presidente dell’associazione culturale Il Picchio, con la quale organizza periodici eventi, dentro e fuori San Giuliano.

Un elettricista prestato alla scrittura. Cosa l’ha spinta in questa direzione?

"Nel 2011 l’amico Vittorio Agnoletto m’invitò a scrivere un libro-inchiesta sulle rivendicazioni dei lavoratori delle piattaforme petrolifere negli anni Ottanta. Declinai la proposta, non mi sentivo all’altezza. Eppure, quello sprone fece scattare qualcosa. Decisi di provare, ma anziché affrontare l’argomento indicato da Agnoletto virai sulla pedofilia. È nato così, nel 2012, “Morte nel Trullo“. Da allora non mi sono più fermato".

Un libro sulle condizioni degli operai petroliferi lo ha comunque scritto.

"Già, “Delitto in piattaforma“, nel 2021. Ma ci sono stati anche “Chimera“, “Sangue nel Redefossi“, “Milano incidente mortale“, “In viaggio con il morto“ e molti altri. Libri che mi hanno consentito di trattare svariati aspetti, dallo status sociale delle classi più umili alle dinamiche poco trasparenti di alcuni cantieri edili. L’ultima pubblicazione, “Lago nero“, affronta il tema dell’estremismo politico di destra. Credo fortemente nel giallo come strumento di denuncia e sensibilizzazione. A volte i miei romanzi mi hanno procurato anche qualche grattacapo: ho subìto pressioni da parte di chi si è sentito chiamato in causa. Ma non sono il tipo che si lascia intimorire".

Quale sarà la prossima opera?

"Un noir dedicato al cyberbullismo e all’uso violento dei social. La trama ruota attorno al suicidio di una ragazzina, che decide di farla finita dopo essere stata insultata e schernita via web. Un tema tra i più attuali, purtroppo. L’uso distorto dei social favorisce aggressività e comportamenti devianti".

Ultimamente è stato ospite di alcuni tra i più prestigiosi festival ed eventi letterari nazionali. Che cosa prova?

"Non mi monto la testa, resto coi piedi per terra. Certo, dopo anni di gavetta, è gratificante poter avere maggiore visibilità. Ho partecipato ad uno degli eventi dell’ultima edizione del Salone del libro di Torino: tra il pubblico c’erano cento persone. Alcune di loro conoscevano già il mio lavoro, altre lo hanno fatto in quell’occasione".

Che dire di Maggio in Giallo, il festival della letteratura di genere, da lei ideato, che si svolge a San Giuliano?

"È un format che si è rivelato di richiamo, tant’è che è stato replicato in altri contesti: basti pensare a Salento in Giallo. Un insieme di autori ormai fidelizzati: è questo che ha reso l’evento esportabile e d’interesse. La scommessa per il futuro è quella di agganciare i giovani, stimolando la loro attenzione non solo verso i gialli, ma la lettura in generale".