
I cacciatori e le loro associazioni hanno esultato per l’emendamento
Non solo l’emendamento ad uso e consumo dei cacciatori lombardi, quello sui valichi montani, appena approvato dalla Camera dei deputati e in attesa, ora, di essere approvato dal Senato. In attesa del varo c’è anche un disegno di legge che incide, di nuovo, su alcune questioni che hanno tenuto banco tra Commissioni e Consiglio regionale e che si inserisce nello stesso solco dell’emendamento, quello della deregulation. Se c’è un ambito dove il centrodestra, lungo l’asse Regione-Governo, sta provvedendo a rimuovere regole, è proprio la caccia.
L’emendamento al disegno di legge Montagna, fortemente voluto dalla Lega, come già riportato nei giorni scorsi, consente di cacciare ad almeno mille metri di quota sui valichi montani attraversati dagli uccelli durante le migrazioni e dove si consuma il passaggio di fauna selvatica. Si potrà cacciare secondo i limiti e le condizioni previste per le Zone di Protezione Speciale, che saranno istituite tramite un decreto ministeriale da scrivere in accordo con le Regioni. Detto altrimenti: oggi in Lombardia la caccia è vietata, per decisione di Tar e Consiglio di Stato su 475 valichi montani, una volta entrato in vigore l’emendamento il numero di valichi vietati si ridurrà drasticamente, si ridurrà a 23, indicativamente. Un emendamento, questo, la cui approvazione è stata celebrata da diversi esponenti di Fratelli d’Italia e Lega dopo che, nelle scorse settimane, il Consiglio regionale aveva dovuto decidere se recepire (e come) l’indicazione arrivata dalla giustizia amministrativa, in particolare dal Tar, prima che il Consiglio di Stato respingesse il ricorso della Regione.
Il disegno di legge è stato presentato da tutti i capigruppo dei partiti del centrodestra al Senato: dal leghista Massimiliano Romeo, pure segretario della Lega Lombardia, a Lucio Malan (Fratelli d’Italia) passando per Maurizio Gasparri (Forza Italia).
E nella sua versione originale prevede, tra l’altro, la possibilità di installare impianti di cattura regionali per uccelli selvatici da usare poi come richiami vivi e l’ampliamento da 7 a 36 delle specie di uccelli che possono essere usati proprio come richiami vivi (un tema, quest’ultimo sul quale si è parecchio concentrata l’attuale maggioranza lombarda e altrettanto si è dibattuto).
Si prevede, di nuovo, la riapertura della caccia sui valichi montani interessati dalle rotte migratorie degli uccelli con l’istituzione delle Zone di Protezione Speciale, come già cristallizzato nell’emendamento, e il divieto di cacciarvi per più di due giorni (anziché) nel mese di gennaio, mese di “morbida“ per le migrazioni.

Infine, per il cacciatore viene meno il dovere di scegliere quale tipo di caccia perseguire, se quella quella tramite appostamento fisso e utilizzo di richiami vivi, quella nella Zona Alpi, vale a dire nelle aree a maggior protezione, o altri tipi di attività venatoria, viene meno il divieto di caccia nelle foreste demaniali statali e regionali e si introduce la possibilità, in capo al Ministero dell’Agricoltura, di variare la porzione di territorio ove non è consentita l’attività venatoria.
Contro l’emendamento sui valichi montani e contro il disegno di legge a firma dei capigruppo del centrodestra in Senato sono già mobilitate le associazioni ambientaliste e animaliste, le stesse che avevano ottenuto dal Tar, prima, e dal Consiglio di Stato, poi, un pronunciamento a tutela dei valichi di montagna lombarda e delle rotte migratorie degli uccelli che li attraversano. Insomma: c’è da giurarci che non sia finita qui.