La morte di Giovanna Pedretti. Indagini in corso, ma chi ha scritto messaggi di odio per ora non rischia

Il procuratore di Lodi Maurizio Romanelli: "La Polizia postale non è stata ancora coinvolta". La famiglia: per il funerale non fiori ma donazioni a Rsa e onlus

La ristoratrice Giovanna Pedretti

La ristoratrice Giovanna Pedretti

Lodi – Proseguono le indagini della Procura di Lodi sulla morte della ristoratrice Giovanna Pedretti, trovata senza vita domenica scorsa sulle rive del fiume Lambro, a circa due chilometri dal cuore dell’abitato di Sant’Angelo Lodigiano. Gli inquirenti hanno aperto un fascicolo per istigazione al suicidio senza, al momento, alcun nome messo nero su bianco tra gli indagati. A dirigere le operazioni è il Procuratore capo di Lodi Maurizio Romanelli, il quale nel ribadire che proseguono gli accertamenti tecnici sui due cellulari (di cui uno però compromesso in quanto la donna lo aveva indosso nel momento in cui si è gettata in acqua) e sul computer in uso alla donna ieri ha escluso categoricamente che in questo momento delle indagini possano essere incriminati anche tutti coloro che hanno lasciato on line messaggi di odio nei confronti della donna, dopo che erano sorti i primi dubbi sull’autenticità di un post pubblicato lo scorso 11 gennaio sotto le pagine Facebook e Google della pizzeria “Le Vignole” che la 59enne e il marito Nello D’Avino gestivano in via XX Settembre a Sant’Angelo.

Giovanna Pedretti, ricordiamo, aveva risposto alla recensione di un presunto cliente “S” che si lamentava di aver dovuto mangiare di fianco a omosessuali e a un disabile, invitandolo a non tornare più. Una replica che aveva suscitato profonda ammirazione e che l’aveva esposta all’attenzione dei media di tutta Italia. Salvo poi essere travolta da una valanga di critiche quando, nella giornata di sabato, erano deflagrati sospetti sulla veridicità del post del cliente. "Su questa inchiesta al momento ci sono al lavoro i carabinieri – aggiunge il procuratore Romanelli -. Per adesso la Polizia Postale non è coinvolta". Gli inquirenti attendono anche i chiarimenti dal colosso americano Google a cui hanno chiesto informazioni in merito proprio all’autore della recensione dell’11 gennaio. I tempi però si prospettano lunghi, si parla addirittura di mesi.

"A noi interessa arrivare a sapere chi ha scritto quel post eventualmente per chiamarlo a rispondere del reato ex articolo 604 bis del Codice penale, ossia propaganda ed istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa" hanno fatto sapere i militari dell’Arma. Ed è per questo che sabato avevano convocato nella caserma di Sant’Angelo Lodigiano la ristoratrice, quale persona informata sui fatti e potenziale vittima. La donna però, di fronte alle domande di chiarimenti sul possibile autore della recensione, non era stata in grado di fornire ulteriori dettagli sull’identità del cliente.

Intanto, dopo che l’autopsia giovedì, ha svelato che la morte della donna è avvenuta per annegamento dopo che si era procurata, con una lametta, tagli ai polsi e a un braccio, ma anche a una gamba e al collo, la salma è stata restituita ai familiari e lunedì alle 10 nella basilica di Sant’Angelo si terrà l’ultimo saluto. La famiglia ha chiesto di non inviare fiori, ma di devolvere l’equivalente in offerte alla Casa di Riposo di Sant’Angelo Lodigiano o all’“Associazione Genitori e Amici dei disabili” e al “Gruppo il Maggiolino”, realtà con cui la donna collaborava già ad esempio per l’iniziativa “pizza sospesa“. È probabile, come ha ipotizzato anche il difensore della famiglia, l’avvocata Simona Callegari che l’attività della Procura, dopo il funerale, possa segnare un cambio di passo. E che oltre ai familiari più stretti della donna possa essere raccolta la testimonianza di altre persone al fine di fare piena luce su quanto avvenuto.