ANDREA SPINELLI
Cultura e Spettacoli

Valerio Lundini e i VazzaNikki: "Noi, innamorati della vita vera. Non abbiamo il singolo di successo"

La band è in concerto il 16 luglio nell’aristocratica cornice di Villa Arconati con “Su… mmer with us” "Parte del repertorio è dell’album uscito lo scorso anno, ma ci sono pezzi che ho scritto a vent’anni".

Una bella immagine di Valerio Lundini con la band dei VazzaNikki: si esibiranno a Villa Arconati

Una bella immagine di Valerio Lundini con la band dei VazzaNikki: si esibiranno a Villa Arconati

"Dico sempre che la band ha quindici anni, ma temo siano ormai quasi diciassette". È un tempo piccolo quello che si porta dietro i fatti (e misfatti) musicali di Valerio Lundini e i VazzaNikki, in concerto il 16 luglio, nell’aristocratica cornice di Villa Arconati, col loro “Su…mmer with us”. "Parte del repertorio arriva dall’ultimo album ‘Innamorati della vita’, uscito l’anno scorso, ma non mancano cose che stanno lì da molto più tempo" racconta l’autore, comico e conduttore televisivo romano, classe 1986, schiacciato dai molteplici impegni che continuano a dividerlo tra piccolo schermo e palcoscenico. "Addirittura, un paio scritti quando avevo vent’anni. Insomma, uno spettacolo molto vario che libera lo spettatore dall’ansia del fatidico: ‘ah speriamo facciano il loro singolo di successo’. Perché non ne abbiamo".

Già, però iniziamo parlando del ritorno degli Oasis, di cui è grande fan. "Ho visto entrambi i concerti di Cardiff. E anche se il secondo è stato migliore del primo, vuoi mettere la magia della reunion? Sono cresciuto con le canzoni dei fratelli Gallagher e vederli di nuovo assieme ha finito col toccare le mie corde emotive di bimbo. Ero felice per me, ma anche per loro. Per la ricomposizione del quadro familiare che c’era tanto mancato in tutti questi anni".

Gli altri di cui è profondamente fan? "Di quel periodo là, direi i Verve, i Suede, i Pulp. Ho una bella passione pure per il rock anni 50, quello di gente come Jerry B. Lewis, Chuck Berry, Carl Perkins, Eddie Cochran, tanto per intenderci, anche se, sotto vari punti di vista, antitetico rispetto al Britpop. Il mio compositore preferito? Sicuramente Burt Bacharach. Anche se poi, sfortunatamente, tutte queste influenze non avvertono molto in quel che faccio".

Perché pesca così nel passato? "C’è un consumo della musica talmente forte che alla fine lascia poco o niente. E questo a prescindere dal suo valore, dal fatto che sia bella o brutta. Coi ritmi frenetici del sistema musicale odierno perfino la favola degli Oasis sarebbe durata meno".

Dal vivo la gente s’aspetta il Valerio televisivo de “Una pezza di Lundini” e “Faccende complicate”? "Sul palco emerge più il mio lato umanoide, che però non è poi così lontano da quello del personaggio interpretato nelle trasmissioni. In scena l’improvvisazione fa cadere le maschere, anche se non ho mai avute molte".

Gli episodi delle due edizioni di “Faccende complicate” erano dei piccoli film. Pensa ad un lungometraggio vero? "Diciamo che ci sto già lavoricchiando. Ma con calma e molta attenzione, perché nel cinema il fallimento è sempre dietro l’angolo. Lle altre forme artistiche le temo meno".

E la sua forma cinema qual è? "Mi piace molto anche il cinema italiano degli anni 60-70 dove si riusciva a mescolare commedia e malinconia in maniera molto potente. Questo grazie a registi come Steno, Risi o Monicelli, ma anche ad attori come il Manfredi di ‘Operazione San Gennaro’. Basta pensare che il mio film comico preferito è ‘Miseria e nobiltà’, girato da Mattioli nel ‘54 rifacendosi ad una commedia di fine Ottocento. Questo naturalmente senza tralasciare il cinema demenziale americano anni 70-80 di Mel Brooks o dei fratelli Zucker".

Una star di Hollywood che farebbe al caso suo? "Susan Sarandon versione ‘Rocky horror picture show’".