
I Casino Royale oggi: Alioscia Bisceglia, Patrick Benifei, Geppi Cuscito, Lillo Dadone
È un ricordo carico d’affetto e d’assenza quello che prova a ricomporre domani sera al Parco Tittoni di Desio “Suona ancora Marky”, organizzata per raccogliere donazioni da devolvere a progetti sociali nel ricordo di Marco “Marky” Pizzo, scomparso tre anni fa. Si comincia alle 18.30 nell’area bosco con l’animazione per bambini del Mago Tittix, alle 20.30 Dari Mc e a seguire, alle 21.30, i Casino Royale. A parlarne è Alioscia Bisceglia, riferimento obbligato del collettivo di “Crx”.
Tutti i concerti sono uguali, ma qualcuno è più uguale. Quello di domenica a Desio s’intitola non a caso come una canzone dei Casino Royale.
"Suonare è un momento speciale, in cui con più o meno sforzo e spontaneità si stabilisce un rapporto tra chi sta in scena e quelli che sono lì davanti. Il concerto di domenica è legato alla figura di Marky e questo lo rende unico: sarà come rivedere i suoi occhi e il suo sorriso sul volto di tutti. La sua scomparsa, la sua scelta, resta un accadimento ancora difficile da metabolizzare. Penso che il concerto possa diventare una sorta di cerimonia laica a cui gli farà piacere assistere, ovunque si trovi".
Un paio di mesi fa è arrivato “Alba ad Ovest”, film musicale ambientato a Milano, intitolato come un brano del vostro penultimo album, “Polaris”.
"L’abbiamo prodotto con Overclock, società di Stefano Bella che ha curato la fotografia. Regia di Franky Caradonna. Presentato al Milano Film Festival, “Alba ad Ovest“ rappresenta un po’ la fine del racconto di Polaris; un mosaico di storie che a volte si incrociano, un viaggio un po’ onirico negli sguardi dei protagonisti e nella loro emotività silente. Non ci sono dei veri attori e le musiche sono quasi tutte inedite, coprodotte da Bella con Francesco Leali".
Ha detto che l’ultimo album dei Casino Royale “Fumo”, uscito a maggio, apre una nuova fase di vita. Perché?
"Ora abbiamo trovato un certo equilibrio, credo possa rappresentare un nuovo inizio; lavoriamo con gente che ci piace e nei concerti il pubblico sembra riconoscersi ancora in quel che facciamo".
“Fumo“ quale metafora delle mistificazioni che condizionano la nostra quotidianità. In questo mix di ambiguità e confusione, quali certezze ha?
"Direi non molte, ma l’età mi porta ad analizzare il passato e so che se riuscirò a leggerlo con la lente giusta saprò rendermi conto delle intuizioni azzeccate e degli sbagli commessi. Insomma, riuscirò a crescere. Ho la certezza di aver fatto finora un percorso musicale interessante e di avere messo da parte un tesoro costituito “dalla mia prima, seconda e terza famiglia“, tanto per autocitarmi".
Ha da poco contribuito alla riapertura dell’edicola di via Conte Rosso, trasformandola nello spazio-contenitore AEdicola Lambrate. Questo per l’esigenza di rimanere in mezzo alla gente, come già le succede all’Elita Bar di via Corsico?
"Lo considererei una specie di vizio. Un vizio sano. AEdicola Lambrate è un progetto di rigenerazione urbana, che parte dal basso. Quando ci passo, perché lavorando altrove devo andarci intenzionalmente, amo incrociare la gente, fare battute, accettare quelle piccole, sane, provocazioni che contribuiscono a confrontarsi e a conoscersi. Ho bisogno di incontrare il mondo per provare a capirlo un po’ meglio, anche perché penso di avere un’indole da sociologo che ogni tanto salta fuori".
Un altro progetto da sviluppare prima o poi?
"Col mondo hospitality per un po’ basta, anche perché credo di aver dato abbastanza. Con la musica e con Casino Royale ho ancora tanto da esplorare. Poi c’è la famiglia e quello è di sicuro il progetto più importante. Conoscendomi, però, so benissimo che, se hai una buona idea e me ne parli, mi tiri dentro subito..."