NICOLA PALMA
Cronaca

Manganellate a donna trans, la difesa dei vigili in commissione disciplinare: “In aiuto del collega in difficoltà”

Due dei quattro agenti coinvolti e immortalati in un video si sono difesi negli uffici dell’Area Risorse umane. Rischiano anche il licenziamento

Milano – Il caso delle manganellate alla trans Bruna è arrivato alla commissione disciplinare del Comune. Ieri due dei quattro agenti immortalati nel filmato finito sui social, in particolare il ghisa che ha usato lo spray urticante e il collega che ha colpito la quarantunenne col bastone distanziatore, si sono presentati negli uffici dell’Area Risorse umane di via Bergognone per difendersi dalle accuse di aver tenuto un comportamento "gravemente scorretto" e di aver provocato un "danno al decoro del Corpo e all’immagine dell’amministrazione comunale". Con loro c’erano l’avvocato Michele Cinquepalmi e una delegazione del Sulpm guidata dal segretario Daniele Vincini.

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Le contestazioni, che se accertate potrebbero portare a sanzioni che vanno dal richiamo verbale al licenziamento, riguardano quanto accaduto la mattina del 24 maggio, quando i due ghisa intervennero in un’area giochi di via Giacosa per dare supporto a un collega alle prese con una "persona alterata", che in precedenza, stando a quanto ricostruito nelle annotazioni, era stata segnalata come molesta dai genitori degli alunni della scuola del parco Trotter e da due addetti Amsa. La trans era stata bloccata e messa in macchina per essere portata in via Custodi per le procedure di identificazione.

In via Castelbarco, sempre secondo quanto dichiarato dagli agenti, Bruna aveva finto un malore, salvo poi dare un calcio alla portiera e scappare quando i ghisa avevano fermato l’auto per sincerarsi delle sue condizioni. Quindi l’inseguimento a piedi e il fermo in via Sarfatti. Al ghisa che ha usato lo spray è stato contestato di essere intervenuto senza informare la centrale operativa e quindi senza autorizzazione; medesimo addebito è stato mosso pure al collega, che però deve rispondere anche dei colpi dati col distanziatore, nonostante "l’insegnamento impartito al personale in occasione dei corsi di tecniche operative" indichi come vietati quelli alla testa. Per quanto riguarda la prima parte dell’intervento, ricostruisce Vincini, i due agenti, che quella mattina erano impegnati in un’attività interforze in Centrale, hanno deciso di recarsi in via Giacosa dopo aver sentito la richiesta di aiuto via radio.

“Quando si sono accorti che la centrale faticava a trovare pattuglie in ausilio – aggiunge – sono partiti subito per dare una mano al collega in difficoltà, dopo aver avuto l’assenso del funzionario di polizia che stava coordinando il servizio in stazione". A tal proposito, la difesa ha chiesto l’acquisizione delle comunicazioni avvenute sul canale radio e delle telefonate in entrata e in uscita, così da dimostrare la correttezza del comportamento dei vigili. Sulla parte finale dell’intervento, Vincini conferma la linea già tenuta in altre occasioni, al netto del merito: "Abbiamo chiesto la sospensiva del giudizio in attesa dell’esito del procedimento penale". Sì, perché sull’episodio sono ancora in corso le indagini della Procura per lesioni aggravate dall’abuso della funzione pubblica.