Delpini difende (ancora) la scuola chiusa per la fine del Ramadan. “A Pioltello è stata fatta una crociata”

L’arcivescovo è tornato sull’argomento durante l’incontro con i Cresimandi a San Siro. Questa sera il Consiglio d’Istituto deciderà se rettificare il calendario o meno

Pioltello (Milano) – “Si è fatto un caso nazionale di una scelta che è nelle prerogative della scuola. Ne è stata fatta una specie di crociata che ha complicato la vita alla città, al preside, agli insegnanti". Così, a margine dell’incontro con i Cresimandi a San Siro, l’arcivescovo di Milano Mario Delpini - che aveva già assicurato ai prof e al dirigente il suo appoggio - è tornato sul caso Iqbal Masih a poche ore dalla nuovo Consiglio d’Istituto che dovrà decidere se rettificare o no il calendario, dopo le irregolarità evidenziate dall’Ufficio scolastico regionale, secondo il quale la scuola di Pioltello sarebbe andata oltre la disponibilità di tre giorni a sua disposizione fissando la chiusura per la fine del Ramadan, il 10 aprile.

Monsignor Mario Delpini all'incontro di San Siro
Monsignor Mario Delpini all'incontro di San Siro

Per uscire dall’impasse il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha proposto di tenere aperte le classi quel giorno per parlare di dialogo fra religioni. Ma il preside Alessandro Fanfoni ha rinviato ogni decisione agli organi collegiali, come 10 mesi fa, quando su proposta dei docenti, il Consigliò optò per lo stop alle lezioni. Un orientamento condiviso da più di 4mila persone, che in poche ore da venerdì sera hanno firmato la petizione online lanciata da Fabiano Gorla, consigliere comunale, in maggioranza, educatore, a capo di una comunità per il recupero di tossicodipendenti.

"Mi è sembrato il modo più semplice per garantire uno spazio di espressione alla gente – spiega –. In tanti mi hanno chiesto come fare a offrire sostegno all’istituto, l’appello in rete è andato oltre le mie aspettative. L’obiettivo era permettere a tutti di partecipare, al di là della politica e degli addetti ai lavori. La dimensione della risposta ci restituisce la misura dell’eco che il caso ha raggiunto, ben oltre i nostri confini". Tantissimi anche i commenti, "c’è avvilimento per il tentativo legato all’attacco alla scuola di alzare barriere in una realtà che invece lavora duramente ogni giorno per cancellarle. Credo che questo sia il messaggio della vicenda". Oggi, preside, insegnanti, genitori e personale dovranno affrontare di nuovo la questione, ma certo con uno stato d’animo diverso del maggio scorso. Il problema di fondo resta lo stesso in classi dove il 43% dei ragazzi è straniero, "e che starebbero a casa comunque a festeggiare la ricorrenza con la famiglia". A loro, l’ultima parola.

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