Caso Pifferi, Alessia e le psichiatre: per il pm l’ombra "di una rete criminale"

Milano, chiesta la proroga dell’inchiesta parallela sulle psicologhe del carcere San Vittore che avevano esaminato la donna, a processo per l’omicidio pluriaggravato della figlia Diana

Alessia Pifferi in tribunale

Alessia Pifferi in tribunale

L’obiettivo è quello di "individuare altre persone coinvolte", "ricostruire compiutamente la vicenda" e "delineare la rete criminale nel cui ambito si collocano i fatti". Per questo, il pm di Milano Francesco De Tommasi ha chiesto al gip Fabrizio Filice una proroga del nuovo filone di indagini sul caso di Alessia Pifferi, a processo per l’omicidio pluriaggravato della figlia Diana. Con l’accusa di falso e favoreggiamento, il pm sta indagando anche sulle psicologhe del carcere San Vittore che avevano esaminato la donna e sul difensore Alessia Pontenani. Tutte e tre, secondo De Tommasi, l’avrebbero aiutata, in accordo tra loro, a ottenere la perizia psichiatrica. Come sottolinea il sostituto procuratore, si tratta infatti "di un procedimento complesso di criminalità organizzata" e per questo sono necessari "ulteriori accertamenti".

Nell’istanza di proroga avanzata al gip, nella quale vengono chiesti altri 6 mesi, De Tommasi si concentra sulla sola imputazione di favoreggiamento, alla quale adesso si aggiungono due aggravanti: quella dell’aver voluto assicurare l’impunità e l’abuso di poteri. Rivolgendosi al gip, il pm aveva anche sottolineato che la richiesta di proroga non avrebbe dovuto essere notificata agli indagati. Un’indicazione, questa, non accolta dal giudice in quanto in questo caso "non sussistono ipotesi di reato" che prevedono una deroga agli avvisi, come invece accade nei procedimenti di mafia.

Stando all’accusa, le due professioniste del carcere avrebbero somministrato alla Pifferi un test psicodiagnostico non riconosciuto "dalla manualistica e dalle buone prassi" che le aveva attribuito un grave deficit. In parallelo, avrebbero poi anche falsificato il diario clinico. Tutto questo sarebbe dovuto servire a farle ottenere la perizia psichiatrica, come poi è effettivamente accaduto. Secondo quanto rilevato dallo psichiatra Elvezio Pirfo, incaricato dalla Corte d’Assise di Milano di eseguire l’esame, la donna – che ha lasciato a casa da sola la sua bimba di soli 18 mesi per sei giorni, lasciandola morire di stenti – è però capace di intendere e volere. La perizia, che è stata deposita lunedì scorso dopo quattro mesi di lavoro, sarà discussa in aula il 4 marzo. Lo stesso giorno, proprio in seguito al secondo filone di indagine aperto dal pm che coinvolge anche l’avvocata Pontenani, i penalisti di Milano hanno indetto uno sciopero.

La Camera penale ha poi fatto sapere che, in concomitanza con l’udienza, ci sarà una conferenza stampa. Il diritto di difesa e di esercizio del diritto alla prova nel processo "sono stati pericolosamente intaccati dalla condotta del pubblico ministero – hanno fatto sapere alcuni giorni fa –, il quale, anziché contestare la prova nel processo, ha usato impropriamente il suo potere investigativo, rischiando di intimidire difensore, personale sanitario, consulenti, periti e, in ultima analisi, i giudici che, ne siamo certi, non consentiranno ingerenze". La procuratrice generale Francesca Nanni, intanto, ha chiesto al procuratore capo Marcello Viola una relazione sul caso. La pm Rosaria Stagnaro, che rappresentava l’accusa nel processo per omicidio a carico di Alessia Pifferi insieme al collega, ha infatti deciso di lasciare per un disaccordo, dopo che si era saputo dell’inchiesta parallela di De Tommasi.

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