Alessia Pifferi, indagini su altre due psicologhe del carcere. L’avvocata: “Non voleva uccidere la figlia”

Milano, si allarga l’inchiesta sulle specialiste di San Vittore che hanno firmato la relazione che attribuisce all’imputata un quoziente intellettivo pari a quello di una bimba di 7 anni

Alessia Pifferi durante l'udienza del processo

Alessia Pifferi durante l’udienza del processo contro Alessia Pifferi a Milano, 4 Marzo 2024 ANSA/MATTEO CORNER.

Milano – “Se qualcuno ha imbeccato la Pifferi non sono stata io: penso che il pm stia parlando di un'indagine parallela che nulla ha a che fare con questo procedimento, lui insiste ma quello non c'entra nulla con la Pifferi". Così Alessia Pontenani, l’avvocata che difende Alessia Pifferi, imputata per l’omicidio della figlia Diana, risponde alle accuse mosse in aula dal pm Francesco De Tommasi che ha aperto un fascicolo su due psicologhe di San Vittore.

Altre due psicologhe

Proprio sull’inchiesta che coinvolge le specialiste del carcere milanese, emergono dubbi sull’operato di altre due psicologhe, oltre alle prime due indagate: sono le dottoresse che hanno partecipato alla redazione della relazione sull’imputata depositata. Una ha firmato il documento ma non risulta presente al momento dei test e una quarta esterna al carcere che legge la relazione e la corregge.  

Voglio che tutta Italia sappia

Al termine dell’udienza di oggi lunedì 4 marzo, l’avvocata Pontenani ha sottolineato che la sua assistita “oggi avrebbe voluto dire ‘voglio che tutta Italia sappia che non volevo uccidere mia figlia’. Lo dirà quando farà dichiarazioni spontanee prima della sentenza, quindi a giugno. La sentenza non è scontata, qui non c'è nulla di scontato”.

Una vita dura

E aggiunge: “Ha pianto quando ha saputo dell’esito della perizia” che l’ha definita capace di intendere e di volere al momento dei fatti. “Ha avuto una vita dura, difficile, travagliata, è una persona dipendente affettivamente, è una persona priva di empatia, ma ha pianto perché non vuole che la gente la descriva come un mostro: lei dice che ha abbandonato la bambina, ma non voleva ucciderla quindi che l'ha fatto inconsapevolmente”, conclude l'avvocatessa.

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