Emergenza coronavirus
Emergenza coronavirus

Milano, 25 maggio 2020 - Sono 148 i nuovi contagi e 34 i decessi in Lombardia. Per quanto concerne il  'giallo' delle "zero vittime"di ieri, domenica 24 maggio, la Regione ha confermato il dato, diffuso nelle scorse ore, degli zero decessi di positivi al coronavirus. Stamane da Palazzo Lombardia avevano invitato a prendere il dato con le pinze perché probabilmente non tutte le strutture avevano inviato i bollettini quotidiani. Nel pomeriggio, però, è arrivata la conferma del dato delle zero vittime di ieri. Oggi, invece, i morti positivi al covid-19 sono stati 34.

In flessione anche il numero nei nuovi positivi, 148 a fronte di 5.641 tamponi. Gli attualmente positivi sono in calo: -399, per un totale di 25.215 persone. Il rapporto tamponi/positivi si attesta al 2,6%, +0,1% rispetto a ieri, quando i casi erano 285 ma con oltre 11mila tamponi. Si conferma il trend positivo per quanto concerne l'alleggerimento della pressione sui presidi ospedalieri: cala di un'unità il numero delle persone in terapia intensiva (196) e si registra una netta flessione degli altri ricoveri: 296 in meno nelle ultime 24 ore, per un totale di 3.721. I guariti/dimessi di oggi sono 513, in totale  46.169 da inizio emergenza Covid. 

Riepilogo dati lunedì 25 maggio

I dati delle province

Calano leggermente i casi di coronavirus registrati nel Milanese rispetto a ieri. Nelle ultime 24 ore i positivi sono stati 46 in provincia (22.726) e 27 nel capoluogo (9.624). Scendono i nuovi casi di coronavirus anche nelle provincia di Brescia, dove si registrano solo 3 positivi al covid 19, mentre i contagiati a Bergamo oggi sono 48, in calo rispetto a ieri. Domenica nel Bresciano i casi erano stati 59, mentre nella Bergamasca 72. Numeri in discesa anche nelle altre province lombarde, dove i nuovi casi, la maggior parte a una sola cifra, sono 3 a Como, 5 a Cremona, 4 a Lecco, 3 a Lodi, 21 a Monza Brianza, 4 a Pavia, 10 a Sondrio, 5 a Varese. Nella provincia di Mantova non ci sono stati nuovi contagi.

Dati delle province di lunedì 25 maggio

Milano: 22.726 (+46) di cui 9.624 (+27) a Milano città

Bergamo: 12.954 (+48)

Brescia: 14.479 (+3

Como: 3.760 (+3)

Cremona: 6.396 (+5)

Lecco: 2.724 (+4)

Lodi: 3.406 (3)

Mantova: 3320 (=)

Monza Brianza: 5.460 (+21)

Pavia: 5.206 (+4)

Sondrio: 1.426 (+10)

Varese: 3.511 (+5)

1.890 in corso di verifica

Il caso movida

Oltre ai numeri, ormai da qualche giorno a tenere banco è il 'caso movida', con i sindaci delle grandi città che minacciano nuove limitazioni. A scontrarsi, in questa fase, sono da un lato la voglia di fare festa dopo le settimane di lockdown e dall’altra il timore di un’impennata nei contagi. A Milano oggi è in programma un vertice tra sindaco e prefetto per affrontare la questione e, ancora prima dell'incontro, il primo cittadino Giuseppe Sala ha anticipato che "non è tollerabile un altro weekend così".  A Monza la Perfettuta ha stabilito che arriveranno venti soldati in più, che si aggiungeranno ai 15 già dislocati per l’operazione Strade Sicure. 

Il rischio nelle fabbriche

Ma a preoccupare non è solo la voglia di far festa o la folal nei parchi: la Fiom-Cgil lancia l'allarme sul rischio contagio nelle fabbriche, criticando alcune disposizioni regionali: "Le fabbriche rischiano di essere le Rsa della Fase 2 - dice Pietro Occhiuto, segretario generale del sindacato dei metalmeccanici in Brianza - chi è in attesa del tampone potrebbe rientrare in azienda se non ha sintomi da 14 giorni, un errore che trasforma le aziende in potenziali focolai, come è successo all’inizio dell’emergenza con le case di riposo". 

Spostamenti fra regioni

Al momento è via libera per i movimenti tra regioni dal 3 giugno, ma la Lombardia rischia di essere tagliata fuori se dovesse essere ancora considerata a rischio. La decisione ufficiale del governo dovrebbe arrivare sabato, dunque questa è la settimana decisiva per quanto rigurda il monitoraggio dei dati. Nel caso arrivasse semaforo rosso, potrebbe venire garantita libertà di movimento perlomeno ai 'lombardi di confine', ovvero i residenti in quei Comuni che distano pochi chilometri da centri limitrofi ma appartenenti ad altre regioni. Una possibilità tra l'altro chiesta già da alcune settimane dai sindaci del Cremonese e del Lodigiano. La Lombardia può comunque contare sulla linea più morbida adotatta da Palazzo Chigi, prima intenzionata a riaprire i confini regionali solo se – come da indicazioni Iss/ministero della Salute – una regione fosse stata sotto il severo tasso 0,2/0,3 di RT, mentre ora si valuta la riapertura a chi rimane sotto lo 0,8, L'indice Rt, che non è il solo indicatore preso in considerazione ma è certamente il principale, è oggi rispettato dalla Lombardia che nell'ultima rilevazione è scesa da 0,62 a 0,51.

Fontana: "La Lombardia non è un problema"

Lombardia che non ci sta ad essere additata come il problema. " Io credo che purtroppo questa sia stata una comunicazione assolutamente distorta che si è voluta dare", ha commentato il governatore Attilio Fontana intervenendo a Rtl. lio Fontana. "È sbagliato parlare della Lombardia come problema - ha detto - bisogna parlare di alcune zone della Lombardia, perché ci sono delle province che fortunatamente hanno affrontato il problema del coronavirus come in gran parte del resto del Paese. Le zone in provincia di Varese, di Como, di Lecco, di Sondrio e la stessa Mantova sono state appena sfiorate dal virus. Hanno avuto della situazioni preoccupanti, ma assolutamente non comparabili con quello che è successo a Bergamo, a Lodi a Cremona e anche a Brescia. Evidentemente - ha rimarcato Fontana - non è una questione di Lombardia, ma di territori dove il virus stava girando probabilmente da mesi senza che nessuno se ne fosse accorto. È talmente vero che la provincia che ha avuto i numeri più negativi è quella di Piacenza, che non è in Lombardia". Fontana è poi tornato sulla questione tamponi, sottolineando come Lombardia e Veneto fossero "due realtà assolutamente non paragonabili"

Chiude l'ospedale da campo di Crema

Questa mattina a Crema. alla presenza del ministro della Difesa Lorenzo Guerini, è stato smantellato l'ospedale da campo allestito a tempo record dall'Esercito in piena emergenza coronavirus. Nella struttura, creata a supporto dell'Ospedale Maggiore di Crema, sono stati ricoverati 350 pazienti Covid di cui 120 i ventilati.