MONICA GUERCI
Salute

Tre cuori nuovi in un mese: la storia di Angelo e dei bambini rinati al Papa Giovanni XXIII di Bergamo

In 30 giorni tre piccoli pazienti hanno ricevuto un trapianto di cuore. Prima dell'intervento, tutti hanno vissuto settimane (e mesi) con un cuore artificiale. Il più piccolo è Angelo, 1 anno e mezzo, cresciuto in ospedale

I tre interventi salva-vita sono stati effettuati all'ospedale Papa Giovanni di Bergamo

I tre interventi salva-vita sono stati effettuati all'ospedale Papa Giovanni di Bergamo

Bergamo, 10 luglio 20254 – Angelo (nome di fantasia) ha un anno e mezzo e ha trascorso quasi tutta la sua vita in ospedale. Nato in Sicilia con una grave cardiopatia, a soli due mesi è stato trasferito all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove gli è stato impiantato un cuore artificiale per mantenerlo in vita in attesa di un organo compatibile. La diagnosi di miocardiopatia dilatativa è arrivata subito dopo la nascita. Da allora, Angelo è cresciuto tra le mura della struttura sanitaria.

Settanta settimane, 490 giorni: praticamente tutta la sua vita da neonato. Per la maggior parte di quel tempo, a scandire i battiti nel suo petto è stato un cuore artificiale, un "cuore di metallo" che lo ha accompagnato fino al trapianto.

L’attesa e il trapianto

Per Angelo, l’ospedale è stato casa fin da quando era in fasce. Il trapianto rappresentava la sua unica possibilità di sopravvivenza. In casi come il suo è raro arrivarci direttamente: quasi sempre è necessario l’impianto di un cuore artificiale nelle prime settimane di vita, per guadagnare tempo.

Dopo il trasferimento a Bergamo, l’intervento è riuscito: il cuore artificiale è stato impiantato con successo quando aveva appena due mesi. Da allora ha vissuto in reparto, dove ha imparato a mangiare, ha pronunciato le prime parole, ha mosso i primi passi. Nel frattempo è passato da 3,9 chili alla nascita a circa 10 al momento del trapianto, eseguito a marzo.

Per tutto questo tempo, e anche nel mese successivo all’operazione, fino alle dimissioni arrivate ad aprile, Angelo è stato seguito da un’équipe multidisciplinare composta da medici, infermieri, anestesisti, rianimatori, con il supporto di volontari delle associazioni che hanno assistito anche la mamma e il papà, trasferitisi a Bergamo per stare vicino al figlio. “È una gioia, ora che siamo fuori dall’ospedale, vedere nostro figlio divertirsi, giocare al parco sull’altalena – dicono i genitori del piccolo -. È stata un’emozione vederlo alzare gli occhi e osservare il cielo per la prima volta. Il nostro pensiero più grande va ai genitori del bambino che non c’è più: nel momento più difficile, hanno compiuto una scelta di straordinaria generosità. Non smetteremo mai di ringraziarli. Al nostro bambino hanno donato la vita. Ora vivrà per due”.

Tre cuori di metallo per arrivare al trapianto

Il caso di Angelo non è isolato. Nello stesso mese sono stati effettuati altri due trapianti pediatrici grazie a un approccio altamente tecnologico e multidisciplinare: un bimbo di tre anni, Assan, e una ragazzina di 15 anni, Rosa Valentina. Tutti e tre i bambini hanno ricevuto prima l’impianto di un cuore artificiale, un dispositivo meccanico che aiuta il cuore gravemente malato a pompare il sangue e ha permesso loro di sopravvivere fino al trapianto.

Assan era stato ricoverato a fine ottobre con una cardiomiopatia dilatativa. Anche lui ha vissuto per mesi collegato a un cuore artificiale, prima di essere dimesso a metà maggio. Rosa Valentina è arrivata in Italia dal Centroamerica, dove non c’erano cure disponibili per la sua malattia. Ha ricevuto il trapianto pochi giorni dopo Angelo e oggi è ancora in ospedale in fase di recupero.

Un risultato eccezionale 

“Avere a disposizione tre cuori pediatrici in così poco tempo è un evento rarissimo - spiega Amedeo Terzi, direttore del Programma trapianti cardiaci dell’Asst Papa Giovanni XXIII - Il cuore artificiale è fondamentale per guadagnare tempo prezioso. La nostra struttura è tra le poche in grado di gestire pazienti così complessi”. Dietro questi interventi c’è un intero ospedale che lavora in sinergia: cardiochirurghi, anestesisti, infermieri, rianimatori, volontari, tecnici e psicologi. “È un lavoro corale – sottolinea il direttore generale Francesco Locati – e un’eredità importante del nostro pioniere Lucio Parenzan”.

La cultura della donazione che salva vite

L’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, ha incontrato personalmente Angelo e la sua famiglia durante una visita in ospedale. “Mi ha colpito il fatto che per mesi il suo mondo sia stato solo l’ospedale – ha raccontato Bertolaso – ma un ospedale fatto di persone straordinarie, capaci di garantire non solo assistenza sanitaria ma anche esperienze di vita”. Poi l’appello alla donazione: “Questi tre trapianti dimostrano quanto sia vitale la cultura della donazione degli organi. Ai genitori dei piccoli donatori va il nostro più profondo ringraziamento: hanno trasformato il dolore in una nuova possibilità di vita”.