Al Mondino di Pavia il nuovo farmaco contro il Parkinson: migliora la qualità della vita dei pazienti

Somministrata per infusione sottocutanea, la foslevodopa-foscarbidopa migliora le fasi “on” e riduce i tempi delle fasi “off” che caratterizzano la malattia

L'equipe medica della Fondazione Mondino e il paziente che ha ricevuto la nuova terapia

L'equipe medica della Fondazione Mondino e il paziente che ha ricevuto la nuova terapia

Pavia, 27 febbraio 2024 - La Fondazione Mondino Irccs è in prima linea per offrire ai pazienti malati di Parkinson una migliore qualità di vita. A pochi giorni dalla disponibilità in commercio, la foslevodopa-foscarbidopa è stata somministrata per infusione sottocutanea a Pavia nella struttura complessa che si occupa di Parkinson e disturbi del movimento, posizionandosi come la seconda struttura in Italia ad aver applicato questa innovazione terapeutica.

La terapia indicata per la malattia in fase avanzata

Sotto la guida della dottoressa Roberta Zangaglia l’equipe medica ha scelto di trattare un paziente con malattia di Parkinson e fluttuazioni motorie. La somministrazione sottocutanea, infatti, presenta dei vantaggi per il paziente poiché garantisce un controllo stabile dei sintomi, ed è particolarmente indicato per la malattia in fase avanzata con gravi fluttuazioni motorie poco controllabili con la terapia farmacologica orale. In genere il miglior trattamento della malattia in questione è la Levodopa, ma le fluttuazioni delle concentrazioni plasmatiche del farmaco con la terapia orale sono spesso associate a un controllo insoddisfacente dei sintomi motori e allo sviluppo di movimenti involontari.

I vantaggi: migliorare le fasi “on” e ridurre le “fasi off”

Bisogna sottolineare che le fluttuazioni motorie consistono nella comparsa di variazioni consistenti nella capacità motoria del paziente, che passa in modo più o meno repentino da una “fase on” a una “fase off”: nella "fase on" il paziente è in grado di svolgere tutte le attività della vita quotidiana (vestirsi, mangiare, lavarsi, parlare, levarsi dal letto ecc.) nella "fase off" invece tutte queste abilità diventano difficoltose o impossibili e compaiono i sintomi della malattia (rigidità, acinesia, tremore), assenti nella "fase on". 

La tecnologia innovativa della foslevodopa-foscarbidopa ha permesso per la prima volta l’infusione di levodopa per via sottocutanea e questa via di somministrazione ha migliorato il tempo di “on” senza discinesie (disturbi del movimento) e ha ridotto le fasi “off” diurne e notturne.

L’equipe medica che ha lavorato in tempi record

Per introdurre in tempi record questa nuova terapia tra le possibilità terapeutiche offerte ai pazienti hanno lavorato insieme alla dottoressa Roberta Zangaglia, direttore facente funzioni dell’Unità complessa, e al dottor Claudio Pacchetti, coordinatore del Centro Parkinson, un’equipe specializzata.

Tra loro i medici di reparto Micol Avenali e Francesca Valentino, i medici specializzandi Giorgio Belluscio, Luca Gallo, Simone Malaspina e Piefrancesco Mitrotti e tutti gli infermieri dell’Unità Parkinson coordinati dalla dottottoressa Cinzia Chionne.