STEFANIA TOTARO
Cronaca

Neonato morto dopo il parto in casa, le colpe dell’ostetrica: “Non ha rispettato le linee guida, altrimenti il bimbo sarebbe vivo”

Concorezzo, le motivazioni della condanna a un anno e mezzo per omicidio colposo. Dalla sottovalutazione dei rischi al ritardo nella richiesta dei soccorsi: cosa le contesta il Tribunale

La coppia aveva deciso di partorire in casa dopo una brutta esperienza in ospedale con la prima gravidanza

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Concorezzo (Monza Brianza), 31 agosto 2025 - "Se l'ostetrica avesse correttamente seguito le linee guida sul parto domiciliare" invece di "procedere senza valutare il rischio legato al peso del bambino, consentire che non fosse presente una seconda ostetrica, il mancato preavviso all'ospedale, il notevole ritardo nella richiesta di intervento dei soccorritori", il neonato "sarebbe sopravvissuto".

Queste le motivazioni per cui il giudice del Tribunale di Monza Carlo Ottone De Marchi ha deciso di condannare a un anno e mezzo di reclusione, con la sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna sul certificato penale, l'ostetrica 70enne milanese Anna Maria Cuozzo, imputata di omicidio colposo per il bimbo fatto nascere in casa nel 2022 ma strozzato dal cordone ombelicale e morto dopo due giorni dal ricovero ospedaliero. Per la donna il giudice ha disposto la sospensione dalla professione per 5 anni e il pagamento del risarcimento dei danni, con una provvisionale immediatamente esecutiva di circa 250mila euro, alle parti civili rappresentate dai genitori del neonato, una coppia di quarantenni residenti a Concorezzo, anche a favore della loro figlioletta primogenita.

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Per l'imputata la pm monzese Sara Mantovani aveva chiesto la condanna a 2 anni anche per le presunte lesioni provocate alla partoriente. "L'imputata ha tenuto un atteggiamento di assoluta trascuratezza nel prevedere eventuali criticità, si sentiva sicura, pensava di non avere bisogno di altro, neanche di un'eventuale assistenza sanitaria. Invece con le complicanze nel parto l'ostetrica resta pietrificata, va completamente nel pallone, pensa addirittura che il bambino sia già morto. Non è lei che chiama i soccorsi, nè per il bambino nè per la madre che aveva perso tantissimo sangue, non segue le ambulanze e non si presenta in ospedale", ha sostenuto la rappresentante della pubblica accusa.

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La settantenne è stata sentita in aula. "Avevo chiesto alla signora, che al primo parto aveva avuto una bruttissima esperienza in ospedale e per questo voleva partorire in casa, la presenza di una seconda ostetrica, ma non ha voluto. Solo un altro paio di volte mi era successo di fare da sola in quasi 1.000 parti seguiti in 30 anni di professione". Secondo l'imputata non c'erano campanelli di allarme per consigliare un parto in ospedale. "Il bimbo non era di grosse dimensioni e il parto è stato veloce, ma il cordone ombelicale ha impedito la torsione delle spalle bloccandolo".