
I soccorritori hanno cercato di rianimare la 23enne per oltre un’ora Purtroppo non c’è stato nulla da fare
Una tragedia si è consumata ieri nelle acque della Riviera del Conero. Quella giovane non riusciva a chiamare aiuto mentre annaspava e beveva acqua a una ventina di metri al largo dei Lavi a Sirolo, in provincia di Ancona. L’allarme è scattato immediatamente e sul posto è accorsa l’idroambulanza della Croce Rossa, con il personale Opsa a bordo, partita dal porticciolo di Numana.
Gli amici che nuotavano con lei hanno chiamato aiuto. Una volta raggiunta in acqua, la ragazza è stata recuperata e caricata sull’imbarcazione di soccorso. Non dava cenni di vita, tra la concitazione dei soccorritori e lo sgomento dei pochi bagnanti di uno dei tratti più belli e suggestivi della Riviera. Subito, data la gravità delle condizioni in cui versava, è stata praticata la rianimazione. Ma le manovre non sono servite a salvarle la vita.
La vittima è Sofia Pozzi, 23enne di Varedo: era in vacanza al Conero insieme alla madre. Il mare era mosso in quel momento, fatto che ha reso il recupero della giovane molto difficoltoso. C’era vento e le onde raggiungevano i due metri di altezza. Gli operatori hanno cercato di salvarla anche mentre raggiungevano il porticciolo di Numana, praticando altre manovre rianimatorie. Lì era già presente, inviata dalla centrale operativa di Ancona Soccorso, l’ambulanza del 118. Dalla piazzola dell’ospedale regionale di Torrette si era intanto alzato in volo anche l’eliambulanza atterrata proprio a Numana. È però tornata indietro vuota.
Le operazioni rianimatorie svolte da medici e infermieri dell’équipe dell’eliambulanza sono proseguite assieme al personale sanitario per più di un’ora. Non c’è stato nulla da fare. È scattata la segnalazione all’autorità giudiziaria e in particolare al magistrato di turno che dovrebbe disporre l’autopsia sul corpo della vittima per fugare i dubbi sulle cause del decesso. La 23enne sarebbe morta per annegamento dopo un tuffo, mentre nuotava nella turbolenza delle acque e del forte vento.
Non è escluso che possa essere stata colta prima da un malore che le avrebbe impedito di raggiungere, seppur con difficoltà, la riva. La risacca continuava a trascinarla via ancora più lontano dal momento in cui è stata avvistata. È un punto “maledetto” quello di fronte ai Lavi, tanto bello quanto pericoloso: proprio lì nell’agosto del 2020 morì per un tuffo il 26enne Emanuele Gualini e l’anno precedente un’altra giovane, 22enne di Perugia, per annegamento.