
Il funerale di Davide Cattaneo
Monza, 14 luglio 2025 – Si respirava irritazione in Duomo ieri mattina. La notizia che nella mattinata di sabato è stato celebrato il funerale di un esule fascista monzese, riparato all’estero da mezzo secolo dove aveva anche combattuto come guerrigliero, non poteva che lasciare strascichi. Soprattutto perché la cerimonia è stata accompagnata da “saluti romani”, chiamata del “presente” e bandiere con simbologie che si richiamavano a rune naziste e a un’associazione neofascista disciolta di forza nel 1976.

E il malcontento dell’arciprete di Monza, monsignor Maurizio Mosconi, non è tardato ad arrivare: “Siamo stati vittime della disonestà di chi ha voluto trasformare una funzione religiosa in un atto politico. Il funerale è un gesto di pietà, è irrispettoso e disonesto usare la chiesa in questo modo per far passare messaggi politici per di più proibiti dalla legge”. Per un morto c’è e ci deve essere sempre pietà, ma a irritare è il fatto che la portata del morto in questione, Davide Cattaneo, 68 anni, tra i fondatori della cellula monzese di Avanguardia Nazionale, era stata tenuta celata, così come tutto l’armamentario che lo avrebbe accompagnato. “Ci hanno detto solo che c’era un funerale da celebrare, che era morto in Scozia il 4 luglio, ma non ci attendevamo le bandiere e che si trattasse di fascisti: sono stati scorretti”, trapela dal Duomo dove ieri mattina in sacrestia l’articolo di giornale con la notizia era il principale argomento di discussione. L’arciprete non c’era e pare che il sagrestano abbia tentato di bloccare quantomeno le bandiere, ma una con la runa simbolo dell’associazione Avanguardia Nazionale è comunque riuscita a entrare ed è stata posizionata accanto all’urna con le ceneri.
Decisa la condanna del sindaco Paolo Pilotto su Facebook. “Non va bene che la pietà per i morti, la sacralità di un rito funebre, si trasformino in occasione per violare molte leggi dello Stato in una volta sola – scrive Pilotto –. Non ha nulla a che fare con la pietà per i morti la manifestazione inscenata sabato davanti al Duomo di Monza da persone che al posto della preghiera hanno preferito alzare le loro braccia nel saluto fascista, hanno esposto drappi riportanti il simbolo di una Associazione disciolta dallo Stato per legge decine di anni fa, in spregio alla Costituzione, ad altre norme dello Stato e al piu normale buon senso. La nostra città non lo merita, la nostra città non ne ha bisogno. Sa benissimo vivere, fare impresa, scuola, sport, cultura senza avere bisogno di alimentarsi con stanchi riti che nel nostro Paese evocano violenza, mancanza di libertà e di democrazia. A Monza possiamo essere conservatori, progressisti, moderati, e possiamo esprimerlo liberamente. Perché dal 1946 c’è una Repubblica nata da grandi valori e anche dalle ceneri di altrettanto grandi errori. E perché dal 1948 c’è una Costituzione che garantisce i diritti di tutti, ma chiede anche a tutti di rispettare alcuni doveri necessari a rendere possibile la convivenza civile”.