Ilaria Salis, parla il padre: “In Ungheria nazionalismo etnico: stesso reato, punizione più dura agli stranieri”

Il padre della monzese detenuta a Budapest: “Quella è una tirannide" Il 28 marzo un’altra udienza. “Capiremo come si è mosso il governo”

Roberto Salis e Ilaria durante un'udienza in tribunale

Roberto Salis e Ilaria durante un'udienza in tribunale

Monza, 16 marzo 2024 – “In Ungheria vige un nazionalismo etnico: qualsiasi reato è punito più severamente se commesso da chi non è ungherese. Il giorno dopo l’arresto di Ilaria sono stati fermati due neonazisti ungheresi colti in flagrante dopo un’aggressione. Loro dopo due giorni sono stati scarcerati".

Parole molto nette, intrise di amarezza, quelle di Roberto Salis sulla giustizia ungherese, diretta responsabile del duro regime di detenzione che sta patendo – da oltre un anno – la figlia, accusata di reati ancora da accertare. Papà Salis arriva in tarda mattinata al convegno di Alleanza Verdi-Sinistra, nella sede monzese della Cgil per raccontare, ancora, quello che è successo alla giovane italiana.

Intanto, come sta Ilaria?

"È sofferente. Finora ci sono state solo chiacchiere, da parte di tutti. L’opinione pubblica è stata molto colpita dalle immagini di mia figlia con le catene in udienza. Quello è un fatto che è già avvenuto 3-4 volte, e che non rappresenta il problema più grave. La cosa peggiore sono stati i primi giorni di detenzione. È stata arrestata su un taxi il giorno dopo i fatti contestati, poi portata in un posto di polizia dove è stata fatta spogliare, rimanendo solo in intimo e calzini, e rifatta vestire con abiti sporchi che avevano in questura. Successivamente è stata lasciata nella cella per 8 giorni senza carta igienica, sapone e assorbenti. Dopo 8 giorni è stata messa con una persona che le ha fornito il sapone, ma per altri 35 giorni non ha avuto il pacco con i generi di prima necessità, pur essendo disponibile, ed è stata costretta a rimanere per tutto questo tempo con gli stessi vestiti".

Ora è migliorata la situazione in cella?

"Solo cambiamenti di facciata. Sono state stuccate le crepe sulle pareti dentro cui c’erano nidi di cimice, ma non sono stati cambiati i materassi che pure contengono uova di cimici. Gli insetti pertanto continuano ad esserci".

Le condanne della Corte di giustizia europea sono giustificate?

"L’Ungheria di Orban è uno Stato tirannico, una nazione europea che non rispetta le regole di base. È stata la filosofa ungherese Ágnes Heller a spiegare che questo modo di intendere la nazione è “nazionalismo etnico“. Se c’è ad esempio un match internazionale e il tifoso della squadra estera fa qualcosa di illecito è considerato un reato gravissimo, più che se lo faccia un tifoso ungherese. Per quel che concerne la vicenda di mia figlia la cosa più grave è come viene gestito il processo. Persino la disposizione dell’aula è iniqua: l’imputato in catene è distante 15 metri dal suo avvocato, con il quale non può interloquire. Il pubblico ministero poi fa apposta a parlare a una velocità allucinante, di modo che l’interprete faccia difficoltà a tradurre e l’imputato non possa capire di cosa si stia parlando. Sono violazioni subdole, e questo sotto gli occhi del Governo italiano e dell’Unione Europea".

Pensa che l’Unione Europea stia facendo poco?

"La democrazia europea non può permettere che accadano fatti di questo tipo ogni giorno in Europa. Così come non può permettere che in Ungheria siano festeggiati atti “eroici“ di fascisti o nazisti, cioè che ci sia apologia di nazismo, come avviene nel raduno del Giorno dell’onore. Da europei non lo possiamo accettare".

E dell’azione del Governo italiano che dice?

"La vicenda di Ilaria è dovuta anche alla mancanza di autorevolezza delle istituzioni italiane. Non sono riuscite a difendere i suoi diritti. Vedremo all’udienza del 28 marzo se il Governo intanto si è mosso nella direzione giusta. Io sono convinto che mia figlia ne verrà fuori con l’aiuto dell’opinione pubblica, più che delle istituzioni".