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7 gen 2022
gianluca bosia
Esteri
7 gen 2022

Afghanistan: è qui l'inferno delle donne. I talebani vietano hammam e igiene personale

Dopo i diritti civili, l'uccisione delle attiviste e la vendita dei bambini, l'oscurantismo cancella anche le necessità primarie

7 gen 2022
gianluca bosia
Esteri

Quello che si temeva si sta accadendo, se non peggio. Con la presa del potere dei talebani dopo la ritirata/fuga degli occidentali guidata dagli Usa  ad agosto  2021,  l'Afghanistan è diventato un vero inferno per le donne, ridotte, secondo l'interpretazione degli studenti coranici, a un nulla che non va oltre la capacità riproduttiva o all'essere schiave dei voleri del maschio padre e padrone.  Come se non bastasse la povertà che purtroppo costringe già molte donne a vendere i propri figli in una sorta di mercato nero della disperazione. E il tutto in un quasi silenzio assordante dell'Occidente. 

Adesso stanno rimettendo in moto la macchina dell'oscurantismo più scuro ma sicuramente non basterà. Da quando hanno preso il potere, hanno vietato la scuola alle ragazze, alle donne è stato di fatto impedito di lavorare nel settore pubblico e comunque sono state estromesse dalle posizioni di governo. La scorsa settimana hanno decretato che le donne che vogliono compiere lunghi viaggi su strada possono farli solo se accompagnate da un parente stretto e ovvviamente di sesso maschile. Inoltre, e' obbligatorio indossare un "hijab" integrale che copra il volto oltre alla testa. Divieti che si uniscono a quello di fare sport, lavorare, sentire musica, vestirsi come pare e piace. 

Donne afghane
Donne afghane

L'ultima notizia riguarda l'igiene personale e la fede delle donne  I talebani hanno infatti deciso di impedire all afghane delle province settentrionali di Balkh e Herat di recarsi agli hammam, i bagni pubblici diffusi nel mondo islamico, che rappresentano per molti, nel freddo Afghanistan, l'unica opportunità di lavarsi al caldo, oltre che il luogo deputato al lavaggio rituale. Il timore è che la decisione possa essere estesa a tutto il Paese.

Ma questo cosa importa ai talebani che hanno fatto ben di peggio. Ricordate la giovane pallavolista decapitata perché donna e sportiva?

Intanto, per esser certi che le femmine non inquinino il loro mondo di maschi puri fedeli islamici, iI talebani hanno ordinato ai negozianti di abiti di tagliare le teste dei manichini, soprattuto se con sembianze da donna perché la raffigurazione umana "viola la sharia", la legge islamica."Abbiamo ordinato ai negozianti di tagliare le teste dei manichini perché sono contro la sharia", dicono.  La raffigurazione della figura umana, soprattutto se femminile,  è infatti considerata un'empietà nella rigida interpretazione della legge islamica. Ma almeno qui si parla di manichini. 

Già perché poi ci sono anche gli orrori fisici oltre a quelli morali. Iniziati pochi giorno dopo il ritorno al potere.  Il 7 settemrbe, il nuovo governo appena formato dai talebani ha escluso donne e minoranze e il giorno dopo i talebani hanno usato  fruste e bastoni contro un gruppo di donne che protestano a Kabul per la mancanza di rappresentanza femminile. Lo sport è vietato . Le scuole e la musica pure.  La linea è sempre  più chiara per chi avesse avuto speranze o solo dubbi che i talebani dopo 20 anni siano cambiati. La lista degli orrori è lunga.  "Siamo impegnati a rispettare i diritti delle donne sotto il sistema della Sharia", dissero i leader talebani appena rispreso il potere. E così è stato. 

Donne afghane nell'età dei talebani
Donne afghane nell'età dei talebani

Tutto è lecito per gli studenti coranici come uccidere Frozan Savi, attivita dei diritti umani e ammazzata dopo un rapimento La sua colpa? Credere in um mondo diverso da quello talebano. "L'abbiamo riconosciuta dai suoi vestiti. I proiettili le hanno distrutto la faccia", ha detto la sorella di Safi, Rita, che è una dottoressa. "C'erano ferite da proiettile dappertutto, troppe da contare, sulla testa, sul cuore, sul petto, sui reni e sulle gambe". Il suo anello di fidanzamento e la sua borsa non c'erano, Frozan non è stata l'unica a pagare il "peccato" di esser donna in Afghanistan e non sarà l'ultima. E l'Occidente tace


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