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12 ott 2021
elisa serafini
Esteri
12 ott 2021

Centinaia di attiviste e giornaliste afghane hanno bisogno di aiuto

Dopo i primi arrivi post presa di potere dei Talebani, moltissimi non sanno come inviare domanda di accoglienza: regna la confusione

12 ott 2021
elisa serafini
Esteri
Un flash mob pro donne afghane
Un flash mob pro donne afghane
Un flash mob pro donne afghane
Un flash mob pro donne afghane

Centinaia di attiviste e giornaliste afghane sono ancora nel Paese . L’Italia non permetta che vengano uccise per burocrazia. L’Italia è il Paese che ha accolto più afghani durante l’emergenza di Ferragosto. Il dato di fatto c’è, il titolo anche, gli onori, meritati, pure, poi, però, manca tutto il resto. A quasi due mesi dai tragici fatti di agosto, quando i talebani hanno riconquistato il Paese, migliaia di afghani (e soprattutto afghane) che lavorano nel mondo dell’informazione o delle attività noprofit, ha chiesto assistenza e rifugio all’Italia attraverso contatti informali a cittadini italiani, parenti afghani in Italia o organizzazioni non governative.

Il Ministro Di Maio aveva promesso rifugio a “chiunque avesse collaborato con l’Italia o con media occidentali”, considerati a rischio di ritorsione e in pericolo di vita . La viceministra Sereni, ha recentemente parlato di “valutazione su come portare in Italia alcune persone”, “bisogna capire come operare”, ha detto. Bisogna capirlo sì: ad oggi non sembra esistere un procedimento digitale, universale e trasparente che possa permettere a queste persone di presentare domanda dall’Afghanistan.

Come nelle migliori tradizioni italiane, i diversi attori coinvolti nel processo (giornalisti italiani, giornalisti afghani, ONG e politici) si stanno muovendo in queste settimane in modo confusionario e informale. Si raccolgono i dati degli attivisti e delle attiviste , ma al tempo stesso non si sa come inviarli ai ministeri , perché, al momento, non esiste (o non è stata comunicata) una procedura adeguata. Durante l’emergenza di agosto giravano dei file excel via Whatsapp, nessun sistema di compilazione online, nessun tipo di controllo.

Oggi, la mia mail è ancora intasata dalle richieste di centinaia di cittadine e cittadini afghani che mi hanno contattata dopo aver aiutato alcune giornaliste afghane a trovare rifugio in Italia. Queste persone sono in pericolo di vita, sono giornalisti che hanno lavorato con media occidentali e solo per questo rischiano la loro vita ogni giorno. A loro, ad ogni email, rispondo che sì, stiamo aspettando indicazioni dai Ministeri preposti, e che fino ad allora non posso far altro che catalogare le loro richieste invitandoli a fare domanda anche ad altri Paesi, come il Canada, la Francia, la Spagna o gli Stati Uniti, che da tempo hanno istituito processi online di richiesta di asilo.

L’emergenza Afghanistan non può aspettare : la nostra Costituzione (così tanto citata in questi giorni), prevede che sia offerto asilo a chi, per ragioni politiche, non può più soggiornare nel proprio Paese. Abbiamo di fronte a noi un’opportunità straordinaria, di democrazia, accoglienza, di sostegno al diritti umani, e di rispetto della Costituzione. Sprecarla per mancanza di digitalizzazione, di organizzazione o burocrazia, vuol dire diventare complici indiretti dei pericoli che vivono ogni giorno queste coraggiosissime persone.

Non fermiamoci qui.

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