
La Giunta: sì alle linee di indirizzo per raccogliere manifestazioni d’interesse. FdI e Lega annunciano battaglia: pronti esposti a Procura e Corte dei Conti.
Il primo atto è stato fatto. Ed è subito polemica politica. Il caso Leoncavallo continua a far litigare la Giunta Sala e l’opposizione di centrodestra in Comune, dopo lo sgombero del centro sociale di giovedì scorso, voluto dal ministero dell’Interno, che ha tenuto all’oscuro del blitz il sindaco Giuseppe Sala fino a quando le forze dell’ordine già circondavano l’immobile di via Watteau.
Una settimana dopo lo sgombero, la Giunta di Palazzo Marino ha dato la sua “risposta“ alla decisione presa dal Viminale e ha avviato una procedura pubblica per raccogliere manifestazioni di interesse relative alla riqualificazione degli immobili compresi nell’ambito di rinnovamento urbano di Porto di Mare, con particolare riferimento alla zona di via San Dionigi.
Va ricordato che lo scorso marzo le Mamme antifasciste del Leoncavallo hanno presentato una manifestazione d’interesse per il capannone dismesso e l’area limitrofa in via San Dionigi 117, un lotto di 8 mila metri quadrati che è uno di quelli inseriti dalla Giunta nella delibera approvata ieri mattina, una delibera preparata dalla vicesindaco con delega alla Rigenerazione urbana Anna Scavuzzo e illustrata nella seduta di Giunta dall’assessore al Welfare Lamberto Bertolè.
L’atto dell’esecutivo prevede che nelle prossime settimane l’iter proseguirà con la pubblicazione di un avviso finalizzato alla presentazione delle proposte progettuali: alla scadenza dei termini, le proposte pervenute saranno valutate dall’amministrazione comunale e, se ritenute idonee e coerenti con le finalità dell’avviso, costituiranno le linee guida per il bando pubblico.
I progetti dovranno essere corredati da un piano economico-finanziario. L’area messa a bando sarà affidata attraverso la cessione del diritto di superficie fino a un massimo di novant’anni e sarà possibile prevedere uno scomputo dal canone concessorio quantificabile sulla base degli interventi di valorizzazione degli immobili necessari e previsti dalla proposta progettuale selezionata.
Nel caso degli antagonisti sgomberati, loro potrebbe scomputare il canone concessorio per realizzare la bonifica dall’amianto del tetto del capannone dismesso (300 mila euro), anche se non basterà quella cifra per riqualificare e riutilizzare l’immobile. Non a caso la presidente delle Mamme del Leonka, Marina Boer, è cauta: "Ovviamente il fatto che ci sia questo bando, che il Comune di Milano continui ad essere disponibile, è un fatto positivo. Ma dobbiamo vedere gli estremi del bando, in che termini viene posto".
Opposta la posizione del centrodestra. Il deputato di FdI ed ex vicesindaco Riccardo De Corato spiega che "l’accesso agli atti servirà a verificare la legittimità dell’operazione" ma anticipa che in caso di profili discutibili è pronto a "presentare un esposto alla Procura e alla Corte dei Conti".
I leghisti Samuele Piscina e Silvia Sardone, infine, affermano che "questo è il vero volto della sinistra: succubi dei centri sociali, pronti ad aiutare i delinquenti e indifferenti verso realtà meritevoli e cittadini comuni. Ci opporremo con forza a questa nuova vergogna! Come Lega stiamo ottimizzando l’esposto che presenteremo alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti".