MARIANNA VAZZANA
Cronaca

Dahmane Tchina, un imam al Beccaria. Affiancherà i sacerdoti cattolici al lavoro nelle celle

Il religioso: “Voglio essere un ponte fra i ragazzi e la società”. Nel carcere minorile il 78% dei detenuti è straniero. Di questi l’87% viene da Paesi di cultura islamica

L’Imam Dahmane Abdullah Tchina

L’Imam Dahmane Abdullah Tchina

Milano, 8 luglio 2025 – Nel carcere minorile Cesare Beccaria fa il suo ingresso un Imam. "Voglio essere un ponte tra i giovani e la società. Soprattutto, essere vicino a chi è solo, a coloro che arrivano qui senza una famiglia e hanno bisogno di un punto di riferimento. Per far sentire loro che la comunità c’è ed è pronta a sostenerli anche una volta fuori". Lo spiega Dahmane Abdullah Tchina, Imam già attivo nella comunità di Sesto San Giovanni, che dalla prossima settimana affiancherà don Claudio Burgio e don Gino Rigoldi all’interno dell’Istituto penale per minorenni di via Calchi Taeggi in zona Bisceglie. "Un progetto di assistenza morale e spirituale, nato con la collaborazione dell’Arcidiocesi di Milano", ha spiegato ieri la presidente del tribunale per i minorenni (dove è stato firmato il protocollo d’intesa), Maria Carla Gatto con il procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni Luca Villa, il rappresentante del Centro per la giustizia minorile Paolo Gabriele Bono, la direttrice reggente del Beccaria Teresa Mazzotta e, in rappresentanza dell’Arcidiocesi, il vicario episcopale Luca Bressan.

Una proposta che ha ottenuto il nulla osta dei ministeri dell’Interno e della Giustizia. Un’idea nata "a fronte della crescente difficoltà e complessità dei percorsi di rieducazione e responsabilizzazione dei ragazzi ospitati nell’istituto penale".

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Nel 2024, 297 giovani di cui 227 stranieri, il 78% della popolazione carceraria, e di questi l’87% proveniente da paesi di cultura islamica. "Da qui – evidenziano i promotori – l’importanza di individuare una figura religiosa di fede islamica in grado di affiancare il cappellano cattolico, tenendo conto delle diverse caratteristiche personali e culturali dei detenuti".

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L’Imam si impegna innanzitutto ad accompagnare i giovani musulmani in un percorso di rieducazione morale e spirituale. Ma non solo. "Io voglio essere soprattutto vicino ai ragazzi, che spesso sentono la mancanza di una figura di riferimento – dice Abdullah Tchina –. Tanti giovani vengono qui da lontano, desiderosi di migliorare la propria situazione, economica e non, ma spesso la peggiorano. Dove c’è disperazione io voglio portare speranza".

Padre di 4 figli tra i 16 e i 27 anni, ha conseguito un master all’Università Cattolica in Storia della religione e diritto. Con i i più giovani ha già lavorato "in un campus al quartiere Gratosoglio, prima del Covid, che univa ragazzi di diverse religioni. La chiave è nel dialogo". Per lui la benedizione della comunità egiziana. Mentre per il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato "è una scelta sbagliata. La situazione andrà peggiorando".