Omicidio Sofia Castelli, l’assassino cambiò coltello prima di aggredirla: “Aveva la lama smussata, non era adatto”

Zakaria Atqaoui ha ricostruito il delitto davanti alla Gip: “Ho aspettato nell’armadio che si addormentasse poi l’ho colpita”

Zakaria Atqaoui

Zakaria Atqaoui

Milano – È stata disposta la custodia cautelare in carcere per Zakaria Atqaoui, il 23enne che ha confessato di aver ucciso l'ex fidanzata Sofia Castelli (sabato 5 agosto alle 10 i funerali nella parrocchiale di San Giuliani) nelle prime ore del 29 giugno nella casa dei genitori di lei, a Cologno Monzese.

Pericolo di fuga

Dopo l'interrogatorio di garanzia, avvenuto alla presenza dell'avvocato del reo confesso, Marie Luoise Mozzarini, il gip Elena Sechi non ha convalidato il fermo, ritenendo insussistente il rischio di fuga, ma ha comunque disposto il carcere per il giovane a Monza.

La premeditazione

Nel dispositivo il gip ritiene che gli "intenti omicidi dell'indagato non siano stati affatto improvvisi” e che si configurino l'aggravante della premeditazione e quella dei “futili motivi della gelosia”.

Mancanza di controllo

Le esigenze cautelari della reiterazione del reato si basano “sull'estrema gravità del fatto desunta dalle circostanze e modalità dell'omicidio” e da elementi che attesterebbero “un'evidente mancanza di controllo dei propri istinti violenti”.

L’illogicità del raptus

Anche le dichiarazioni fatte dal giovane durante la confessione subito dopo il delitto sarebbero "connotate da profili di illogicità e tese a limitare la gravità del comportamento tenuto, tentando di accreditare la tesi di un raptus momentaneo, determinato unicamente dal comportamento a suo dire incoerente di Sofia, che lo avrebbe illuso rispetto alla speranza di poter riprendere la relazione e poi definitivamente allontanato, bloccandolo su Instagram e rifiutandosi sostanzialmente di incontrarlo ancora".

Il cambio del coltello

Atqaoui ha ricostruito davanti alla gip di aver colpito la sua ex ragazza “tre volte sul collo” ma che dopo il primo colpo non ricorda altro fin a quando non si vede “insanguinato fuori dalla stanza”. Il giovane si era nascosto con un coltello nell'armadio ma era andato a cambiarlo quando lei già dormiva perché quello che aveva in mano – preso in cucina – era seghettato e con la lama smussata: “Ho pensato che non era adatto sono tornato in cucina e ne ho preso uno più adatto”.

Colpita al collo

Il medico legale ha riscontrato ferite al viso e al collo. Secondo quanto emerso dalle indagini, Sofia Castelli potrebbe aver tentato una debole difesa dall'aggressione improvvisa, nel sonno. Il 23enne "sostiene di aver colpito la vittima mentre era ancora addormentata - si legge nel dispositivo che ne dispone la custodia in carcere - e conseguentemente se reazione c'è stata (come verosimilmente desumibile dalle condizioni della stanza) questa è stata piuttosto debole ed ha impedito a Sofia persino di gridare per chiedere aiuto”.

I graffi sul viso

Il 23enne presentava anche dei graffi sul viso che non ha saputo spiegare. I coltelli rinvenuti in casa sono tre: uno sotto il corpo della vittima, sul letto, uno nell'armadio, quello che il reo confesso avrebbe “cambiato perché non adatto” e uno nel lavandino di cucina.

Vestiti insanguinati

Trovati anche i vestiti di lui sporchi di sangue, che si era tolto cambiandosi con abiti del padre della vittima prima di lasciare la casa e andarsi dopo un pò a costituire, con ancora "viso e braccia insanguinate”. 

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