STEFANIA TOTARO
Cronaca

Cologno Monzese, la sentenza: "Continui favori ai vip di Mediaset". Carabiniere condannato per falso

Sul pc e sul cellulare dell’appuntato messaggi che provano "il servilismo" verso i personaggi dell’emittente. A partire dalle denunce compilate negli studi televisivi anziché in caserma e con firme postume.

Sul pc e sul cellulare dell’appuntato messaggi che provano "il servilismo" verso i personaggi dell’emittente. A partire dalle denunce compilate negli studi televisivi anziché in caserma e con firme postume.

Sul pc e sul cellulare dell’appuntato messaggi che provano "il servilismo" verso i personaggi dell’emittente. A partire dalle denunce compilate negli studi televisivi anziché in caserma e con firme postume.

Nei cassetti del suo ufficio in caserma pratiche inevase e refurtiva da restituire, mentre su computer e telefonino scambi di messaggi per favorire personaggi e vip di Mediaset per denunce o identificazioni che sulla carta erano state fatte in presenza al Comando e invece erano avvenute a domicilio negli uffici dell’emittente televisiva o predisposte in anticipo, a volte anche non da un pubblico ufficiale, e firmati solo successivamente da chi di dovere, che attestava invece di averlo fatto davanti all’interessato.

Per questi fatti un appuntato scelto della Tenenza dei carabinieri di Cologno Monzese, P.C., 48 anni, è stato condannato dal Tribunale di Monza a 1 anno e 4 mesi di reclusione per falso e a 9 mesi per omissione di atti di ufficio. Pena sospesa e non menzione della sentenza. Per un solo episodio di falso in concorso con P.C. i giudici monzesi hanno inflitto la pena di 1 anno ad un carabiniere scelto, sempre in servizio alla Tenenza di Cologno, S.S., 38 anni. I giudici hanno dichiarato la nullità degli atti falsi (per cui risultano a loro volta indagati i destinatari) e hanno disposto la trasmissione del procedimento penale all’Arma per un eventuale provvedimento disciplinare.

A scoperchiare il pentolone nel 2019 era stato un furto avvenuto nell’abitazione del presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, a cui, dopo la denuncia, erano state fatte inviare alla Tenenza le chiavette con le videoregistrazioni, che però erano andate perse, scatenando una perquisizione a tappeto in caserma per ritrovarle. Tra le denunce irregolari (per una decina è scattata la prescrizione) quelle del dirigente Marco Giordani, dell’avvocato Stefano Longhini, poi le elezioni di domicilio di Maria Carmela D’Urso in arte Barbara D’Urso e di giornalisti come Matteo Viviani, Claudio Brachino, Mario Giordano, Elena Guarnieri.

"Una rete di rapporti che portava P.C. ad assumere un atteggiamento di tale servilismo da indurlo a commettere sistematicamente tutta una serie di falsi per agevolare quel tale dirigente, quella tale funzionaria, quella tale conduttrice", ha dichiarato il pm della procura di Monza Alessandro Pepè nella sua requisitoria. "Se fossero state le chiavette di un procedimento di un privato cittadino dubito che il comandante della Tenenza avrebbe messo sottosopra la caserma per cercarle – ha dichiarato invece in aula l’avvocata Manuela Cacciuttolo, difensore dell’appuntato –. L’imputato non era al servizio di Mediaset, non esiste il dolo e si tratta di falso innocuo perchè il contenuto delle denunce era vero".