Cavo d’acciaio teso a Milano, identificati i complici di Alex Baiocco: chi sono e perché non saranno arrestati

Alle 2.20 di giovedì Alex Baiocco e i due amici hanno rubato un cavo d’acciaio del diametro di 0,5 centimetri da un cantiere di via Ripamonti e l’hanno teso in mezzo a viale Toscana

MILANO – Fino a qualche ora fa, i complici di Alex Baiocco avevano solo un nome di battesimo – Emanuele e Michele – e il nickname sui social, uno dei quali con cap 20148 che richiama il quartiere San Siro e che spesso viene utilizzato anche da trapper e baby gang della zona. Informazioni fornite dal ventiquattrenne di Porta Romana ai carabinieri del Radiomobile già nella notte tra mercoledì e giovedì, subito dopo essere stato bloccato in viale Sabotino alle 2.38.

Ora gli approfondimenti investigativi dei militari del Nucleo operativo della Compagnia Monforte hanno portato alla quasi certa identificazione di entrambi i fuggitivi, che verranno indagati in concorso con Baiocco per il raid col cavo d’acciaio di viale Toscana.

Identificati i due complici di Alex Baiocco
Identificati i due complici di Alex Baiocco

Il fatto che le loro generalità siano state compiutamente scoperte solo in un secondo momento, e non nell’immediatezza dei fatti, esclude che i due possano essere arrestati, come invece accaduto in flagranza al ventiquattrenne finito a San Vittore; e pare da escludere pure la formula del fermo di indiziato di delitto, che deve essere motivato da pericolo di fuga, rischio di inquinamento probatorio o di reiterazione del reato.

Di conseguenza, la strada più praticabile, e che dovrebbe essere quella privilegiata dagli inquirenti, è quella che porta alla richiesta da parte della Procura al gip di una misura cautelare, che giocoforza ha tempi più lunghi per essere eseguita. Uno dei due è stato incastrato dalla prenotazione dello scooter elettrico in sharing matricola 0247 della società Cooltra, utilizzato quella sera dai tre prima per le scorribande in via Sigieri, sotto casa di Baiocco, e poi per allontanarsi da viale Toscana. I carabinieri ci sono arrivati, quindi, chiedendo all’azienda i dati della persona associata a quell’account e ai documenti (carta d’identità e patente di guida) che ha dovuto inserire al momento dell’iscrizione al servizio.

Da lì è partita la caccia al terzo giovane, trovato grazie all’analisi dei social. Da aggiungere che i due avrebbero continuato a usare Instagram pure nei giorni successivi, forse pensando che il trascorrere delle ore andasse a loro favore e in sostanza di averla fatta franca. Non sarà così, anche perché è stato proprio il ventiquattrenne, una volta compresa la gravità di quello che aveva fatto e della trappola potenzialmente letale che aveva costruito insieme ai due "amici di social", a mettere gli investigatori dell’Arma sulle tracce dei due.

"Le persone con le quali ero quella sera – ha ribadito nel corso dell’interrogatorio di convalida davanti al gip Domenico Santoro – sono due amici conosciuti da poco". E ancora: "Quella sera abbiamo bevuto in zona Porta Romana una bottiglia che avevo portato da casa, un amaro. Da lì ci siamo spostati in zona Ripamonti".

Lì, stando al racconto di Baiocco, hanno "trovato questa bobina da cantiere e abbiamo iniziato a giocare con questo oggetto per fare il salto della corda". E ancora: "Eravamo ubriachi. A qualcuno, non mi ricordo a chi, è venuta questa idea stupida di legare la corda da un lato all’altro della strada. Non ricordo se l’idea è venuta a Michele o Emanuele, non posso escludere che sia venuta a me, ripeto ero molto ubriaco. L’idea era di capire quanto fosse lungo il cavo, non di bloccare la strada: quindi Michele ed Ema hanno legato il filo di acciaio a un palo della segnaletica stradale, io l’ho stirato e legato malamente a un albero". Poi le urla del ventiseienne affacciato alla finestra, il botto della Panda e la fuga.

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