Alex Baiocco, il ragazzo del cavo d’acciaio, tra droghe, alcool e il disturbo bipolare: "Facevo il pagliaccio per essere approvato"

Il ragazzo resta a San Vittore, ma cade l’accusa di "strage". Per il gip Santoro manca il dolo specifico: l’intenzione di uccidere Richiesta una relazione sulla sua condizione psichica: "Mi drogo"

MILANO – Il 24enne Alex Baiocco, in carcere dalla notte fra mercoledì e giovedì scorsi per aver teso con due complici il cavo d’acciaio ad altezza d’uomo lungo un viale Toscana, resterà a San Vittore.

Alex Baiocco e il segno lasciato dal cavo in metallo sull'albero di viale Toscana
Alex Baiocco e il segno lasciato dal cavo in metallo sull'albero di viale Toscana

Il gip che lo ha interrogato ha convalidato l’arresto, ma riqualificato le accuse. Cade la "strage", perché, secondo il gip Domenico Santoro, non ci sarebbe stato da parte di Baiocco il dolo specifico di uccidere, ma solo il dolo eventuale. Non basta l’oggettiva idoneità dell’atto a mettere in pericolo di vita più persone, occorre che con quell’atto si sia voluto attentare alla vita di più persone. E, nel caso di Baiocco - stando alle carte della motivazione - il 24enne con precedenti avrebbe accettato la morte di altri come possibile conseguenza, come atto secondario della propria determinazione, ma non sarebbe stato quello l’obiettivo primario. Lo stesso vale per l’accusa di attentato alla sicurezza dei trasporti. Invece, "non appare dubitabile che il pericolosissimo congegno (...) abbia oggettivamente avuto finalità di ostacolare la libera circolazione stradale", si legge nelle carte. Resta in piedi, quindi, solo l’accusa di "blocco stradale". Il gip ha poi disposto anche che la direzione del carcere trasmetta con urgenza "dettagliata ed approfondita relazione sanitaria che descriva le condizioni di salute psico-fisica del giovane con riserva di ulteriormente provvedere nel suo interesse".

Il 24enne infatti, era in cura al Cps di zona Porta Romana per disturbo bipolare dopo aver manifestato, in diversi casi, episodi depressivi-maniacali. "Sono in cura al reparto di Psichiatria del San Paolo. Mi hanno prescritto dei farmaci che da un po’ di mesi avevo comunque smesso di prendere di mia spontanea volontà - racconta il giovane al giudice -. Io quella sera ero a casa un po’ triste, con l’umore a terra, quando è arrivato a trovarmi il mio amico di social, ho pensato che mi avrebbe fatto bene uscire con lui. Ma sicuramente non sono uscito con l’intenzione di uccidere nessuno quella sera...". (questa la frase riportata nelle carte che lo salverà dal dolo specifico).

E continua: "Faccio uso di hascisc abitualmente, ma anche di droghe sintetiche, e sì faccio anche uso di cocaina. In più quando ho pensato di tirare il cavo ero ubriaco".

Quando il gip chiede il perché di un tale progetto scellerato che poteva uccidere chiunque fosse passato lì, in un viale a grande scorrimento Baiocco, insiste ancora sul "gioco".

"A qualcuno mi ricordo che è venuta questa idea stupida di legare la corta da una parte all’altra della strada. Non ricordo se l’idea è venuta a me, oppure a Emanuele. o a Michele perché, ripeto ero ubriaco. In realtà volevamo solo sapere quanto era lungo quel cavo che avevamo appena rubato da un cantiere. Cioè non è che c’era un programma preciso, infatti prima ci siamo messi a saltare la corda insieme. E dopo ci siamo detti ... dai prendi la corda e tirala".

Il giudice nel suo provvedimento ha parlato di "modalità e circostanze dei fatti (...) particolarmente allarmanti", alla luce sia "della scellerata condotta posta in essere" dal 24enne e dai complici, uno dei quali è stato identificato e l’altro è in via di identificazione grazie ai profili social forniti ai carabinieri dal giovane subito dopo l’arresto. Per il gip, che è in attesa della relazione del carcere sulla situazione psico-fisica di Baiocco - risultato dagli atti un ragazzo con una importante fragilità - i tre hanno mostrato "insensibilità rispetto ai valori del vivere in comunità".

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