Il trapper Baby Gang si difende davanti ai giudici: “La vittima sono io, adesso sono cambiato”

Questura e Procura hanno richiesto tre anni di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per il 22enne di Lecco, coinvolto in due processi

Baby Gang, trapper di 22 anni, con due agenti della polizia penitenziaria durante una delle passate udiente (Foto d'archivio)

Il trapper Baby Gang in Tribunale a Milano per l’udienza

Milano, 4 aprile 2024 – Mentre i fan attendo la pubblicazione del suo primo album, che uscirà venerdì 26 aprile, le procedure giudiziarie che Baby Gang deve affrontare continuano e nel corso dell’ultima udienza, dove la Questura e Procura hanno richiesto le misure di prevenzione nei confronti del trapper, il giovane 22enne di Lecco ha anche rilasciato dichiarazioni che riguardano il suo stato attuale.

“Sono cambiato – ha dichiarato Baby Gang, all’anagrafe Zaccaria Mouhib, davanti ai giudici – non ho mai sgarrato una prescrizione, ho fatto volontariato e non ho sbagliato nulla, solo le persone che ho frequentato in passato”.

Un nome che pesa, un passato non facile e amicizie scelte erroneamente: le vittime non sono le persone a cui lui ha sparato ma, sostiene il trapper, “la vittima sono io”.

Le misure di prevenzione

Tre anni di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno è la misura di prevenzione richiesta dalla Questura e dalla Procura di Milano per Baby Gang già condannato in due processi a Milano, tra cui uno sulla sparatoria avvenuta in corso Como a luglio del 2022, e tornato ai domiciliari con braccialetto elettronico nei mesi scorsi.

Il cantante davanti ai giudici della Sezione autonoma misure di prevenzione che dovranno decidere sul suo futuro ha rilasciato dichiarazione autonome, difendendosi dal clamore dei fatti in cui è stato coinvolto: "Pesa il mio nome 'Baby gang' - ha aggiunto, assistito dal legale Niccolò Vecchioni - la vittima sono io, arrivo da una situazione non facile, sono cambiato e volevo andare a Sanremo quest'anno".

La risposta del giudice: “Lei ha una responsabilità”

La giudice Maria Gaetana Rispoli ha assunto le veci quasi di un genitore, rispondendo alle dichiarazioni del trapper: non un cattivo esempio, ma la consapevolezza di essere seguito da tantissimi giovani che ricalcano le sue azioni. "Lei deve dare il buon esempio, non il cattivo esempio, lei ha una grandissima responsabilità, la ascoltano milioni di ragazzi e io le faccio la paternale - ha aggiunto Rispoli - non la pistola, non le armi, non la cocaina, perché lei ha la possibilità di cambiare la mentalità, lei è riuscito a fare di tutto, trovi un modo". Il procedimento è stato rinviato al 20 giugno.

La richiesta dell’avvocato Vecchioni

Il legale del ragazzo, Niccolò Vecchioni, ha chiesto ai giudici di ascoltare nella prossima udienza, programmata per il 20 giugno, il conoscente di Baby Gang che sarebbe stato ferito dal trapper a fine gennaio con un’arma da fuoco: è stato questo episodio a far tornare il 22enne ai domiciliari, mettendo a rischio anche i suoi prossimi concerti sold out. Un fatto che il trapper ha sempre definito una risposta di legittima difesa ad un'aggressione.

Per quel colpo i giudici della settima penale - che hanno già condannato Baby Gang a 5 anni e 2 mesi nel processo della sparatoria in corso Como di luglio 2022 - hanno aggravato la precedente misura cautelare dell'obbligo di dimora a Lecco, dove vive.

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro