Casaletto Lodigiano (Lodi), 16 aprile 2018 - «Ci costituiremo per chiedere verità e giustizia». Era stato avvisato di quello che era capitato al fratello da una chiamata arrivata da uno sconosciuto, con un numero di telefono che è poi sempre risultato irraggiungibile. Nicolae Victor Ungureanu, 29 anni, che fino a pochi mesi fa lavorava in Svizzera, fratello del 32enne Petre, il ladro ucciso nella notte tra il 9 e il 10 marzo 2017 con un colpo di fucile dall’oste lodigiano Mario Cattaneo, 68 anni, che l’aveva scoperto a rubare nella sua Osteria dei Amis di Gugnano, frazione di Casaletto Lodigiano, è pronto a chiedere il risarcimento dei danni al ristoratore.

E lo farà durante l’udienza che il giudice per le indagini preliminari di Lodi ha fissato per il 29 maggio. Tra un mese e mezzo, il gip Isabella Ciriaco dovrà decidere se archiviare o rinviare a giudizio l’oste lodigiano che è accusato di eccesso colposo di legittima difesa. «Victor sarà in Italia per partecipare all’udienza in tribunale a Lodi – dice l’avvocato che assiste il fratello di Ungureanu, Nunzia Milite – Cattaneo non ha mai voluto incontrare il mio assistito per scusarsi. Dopo la tragedia, sarebbe bastato anche un piccolo gesto, un accenno di pentimento. E invece il ristoratore non ha avuto nessun contatto con il fratello della vittima». Secondo l’accusa, Cattaneo, la notte delle tragedia aveva sparato due volte con il suo fucile (e non una sola, come sempre ribadito da Cattaneo). Una versione confermata dalle dichiarazioni rese, già qualche ora dopo la vicenda, da due vicini di casa di Cattaneo.

Inoltre, per il procuratore Domenico Chiaro, l’oste avrebbe aperto il fuoco dalla sua arma prima della colluttazione con uno dei ladri che in quel momento si trovava nel suo cortile insieme a Ungureanu. Cattaneo, invece, ha sempre detto che il colpo è partito accidentalmente durante l’aggressione con il malvivente. «Bastava una telefonata alle forze dell’ordine – dice l’avvocato del fratello di Ungureanu – Il capo d’imputazione è chiaro, come i motivi che hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Lodi».