Il governatore Attilio Fontana
Il governatore Attilio Fontana

Milano, 20 gennaio 2021 – La Lombardia in trincea contro la zona rossa. Come annunciato a poche ore dall'ufficializzazione della maldigesta assegnazione di fascia, la Regione ieri ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro l'ordinanza che l'ha collocata almeno fino al 31 gennaio nella zona di rischio più critica. Al centro della presa di posizione la convinzione che la misura penalizzi eccessivamente e (a detta del presidente lombardo Attilio Fontana) ingiustamente il territorio. La Regione è quindi in attesa del responso, che potrebbe arrivare a stretto giro. Caduta nel vuoto invece la richiesta rivolta al ministro Roberto Speranza di sospendere per 48 ore l'ordinanza. "Abbiamo presentato ricorso al Tar contro la decisione del Governo e chiesto al ministro Speranza di rivedere i parametri che regolano questa decisione, così impattante sulla vita dei nostri cittadini e delle nostre imprese" ha confermato ieri nell'Aula del Pirellone il presidente Fontana. Secondo Letizia Moratti, neo assessora al Welfare, la Lombardia corre il serio rischio "di fermarsi e di fermare il lavoro, le attività, la vita sociale".

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Il ricorso di Regione Lombardia

"Per quanto non sia certamente intenzione dell'amministrazione regionale sottrarre il proprio territorio alle più idonee misure di prevenzione e contenimento del contagio (che costituiscono presidio ineludibile a tutela della salute di tutti i cittadini), quelle - illegittimamente - disposte con l'Ordinanza impugnata costituiscono un vulnus gravissimo (ed ingiustificato) al tessuto economico, sociale e produttivo della Regione: la classificazione nell'ambito della 'zona rossa' preclude infatti, come noto, lo svolgimento di una vastissima platea di attività". È quanto si legge nel ricorso di Regione Lombardia al Tar del Lazio. "Tale misura, che incide in modo indifferenziato su un tessuto economico già duramente provato dai provvedimenti emergenziali adottati nell'ultimo anno" - prosegue l'atto di 23 pagine - "oltre a non apparire proporzionata rispetto alla effettiva situazione sanitaria ed epidemiologica del territorio lombardo, origina un pregiudizio irreparabile (forse, considerate le peculiarità del caso, sarebbe più corretto  dire non ristorabile)". La richiesta al giudice amministrativo, dunque, è "l'abbreviazione dei termini processuali nella misura massima possibile". "Il regime temporale proprio del provvedimento impugnato, che ne circoscrive gli effetti dal giorno 17 e sino al giorno 31 gennaio p.v. impone infatti una valutazione cautelare immediata".

Monitoraggio Covid: i 21 parametri che determinano le zone /PDF

Cosa dicono i dati

Ma cosa dicono i dati? Ieri in Italia erano 10.497 i nuovi positivi a Covid, con 254mila tamponi eseguiti, tra molecolari e antigenici. Martedì in Lombardia si è registrato un calo dei contagi con 930 nuovi casi a fronte di 24.129 tamponi (di cui 14.959 molecolari e 9.170 antigenici), con un rapporto positivi/tamponi al 3,8%, in netto calo rispetto al 7% del giorno precedente. "Siamo in una situazione abbastanza statica, non così migliorata per poter cantare vittoria, ma negli ultimissimi giorni senza palesi segni di peggioramento – ha detto Massimo Galli, infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano e della Statale di Milano - , quelli che paventavamo soltanto una settimana fa. Bisogna avere i nervi saldi e avere la capacità di gestire giorno dopo giorno come vanno le cose".

La mappa per casi della regione Lombardia

La mappa del contagio

Per quanto concerne la mappa del contagio, la Lombardia presenta in questa fase dinamiche diverse. Con l'arrivo della seconda ondata, alcuni territori (risparmiati in parte dalla prima fase di pandemia) sono stati maggiormente colpiti dal picco di contagi scattato in autunno. A fronte della macroarea di Milano, Monza e Brianza, Como e Varese, messa duramente alla prova tra ottobre e novembre, le zone più interessate dalla diffusione del virus nella primavera scorsa presentano oggi un quadro epidemiologico ampiamente sotto controllo. La provincia di Bergamo, ad esempio, ha numeri che sfiorano i parametri della zona bianca. Del resto era stato lo stesso sindaco Giorgio Gori, a poche ore dall'annuncio della zona rossa, a chidere una deroga per il suo territorio. Da Brescia – altra area martoriata dalla prima ondata - è arrivata invece la proposta del sindaco Del Bono di creare un sistema con tre aree sub-regionali a cui applicare le chiusure anti-Covid in base all’andamento epidemiologico. Il dibattito è più che mai aperto. Ora però gli occhi (e le speranze) dei lombardi sono puntati sul verdetto del Tar. 

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