Il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono
Il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono

Brescia, 19 gennaio 2021 -  Tre aree sub-regionali a cui applicare le chiusure anti-Covid in base all’andamento epidemiologico definito su dati trasparenti e omogenei. Per il sindaco di Brescia Emilio Del Bono si tratta della strada più ragionevole per continuare a gestire l’emergenza sanitaria con cui bisognerà convivere almeno fino a fine estate. "Non c’è da inventare nulla – spiega – perché normativamente il Dpcm di autunno prevede già la possibilità di individuare aree sub-regionali nell’applicazione delle misure restrittive. Ora credo che i tempi per un accordo tra Governo e Regione siano maturi: la Lombardia ha una dimensione assolutamente anomala, è possibile che ci siano andamenti epidemiologici diversi tra province che vanno gestiti con strumenti flessibili, perché la differenza tra stare in zona rossa, arancione o gialla non è banale".

Se la misura è la media regionale, il rischio è di non fotografare la soluzione territoriale per quella che è penalizzando chi non meriterebbe la zona rossa o, viceversa, peggiorando le sorti di territori in cui sarebbe necessaria. Scartata l’ipotesi di aree provinciali, per Del Bono sarebbe più ragionevole pensare ad una suddivisione tra città metropolitana di Milano con Monza-Brianza, Lombardia Orientale e Lombardia Nord. "La solidarietà sanitaria si può continuare a fare senza dover chiudere negozi e scuole se l’andamento epidemiologico non lo richiede". Incassato il parere favorevole di colleghi della Lombardia Orientale, Del Bono porrà il tema al neo-assessore regionale alla Sanità Letizia Moratti, con cui c’è già stato un primo incontro nei giorni scorsi durante il quale è stato evidenziato nuovamente il problema dei dati. "Se, come risulta da informazioni ricevute da Ats Brescia, qui si fanno più tamponi, è ovvio che da noi emergono più positivi. Possiamo sapere quanti tamponi vengono fatti per provincia?".

Quanto al ricorso di Regione contro la zona rossa, per Del Bono va bene se servirà a far chiarezza sui numeri. "Tuttavia, non è facile spiegare ai cittadini perché il 9 gennaio l’ordinanza regionale ha chiuso le scuole fino al 24 gennaio nonostante fossimo in zona arancione, mentre una settimana dopo la Regione fa ricorso perché dice che la situazione è in miglioramento. Non si possono lanciare messaggi contraddittori". Da ultimo, resta la preoccupazione per la campagna vaccinale. "Dobbiamo partire subito con l’organizzazione. I sindaci sono pronti a mettersi a disposizione per la logistica: prima partiamo, prima usciamo da questo incubo".