Strage di Erba, duello in Tribunale: "Quella casa non era un centro di spaccio. È l’ennesima infamia"

Procura generale e parti civili rintuzzano l’ipotesi della difesa dei Romano. Ma sono scintille a distanza tra Azouz Marzouk e la famiglia Castagna. Lui: io vittima, lotto per tutti. I parenti di Raffaella: è un’offesa alla verità

Brescia, l'udienza di revisione del processo a Rosa e Olindo condannati all'ergastolo per la strage di Erba

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Azouz Marzouk si presenta nell’aula della Corte d’appello bresciana (è citato come parte civile) elegante, occhiali da vista, giubbino madreperla, dolcevita candido. Il marito di Raffaella Castagna, il padre di Youssef, segue con attenzione l’udienza accanto ai suoi legali, Luca D’Auria e Solange Marchignoli. "Mi ha fatto molto piacere - commenta al termine - sentire il procuratore generale dire che la mia casa di Erba non era un centro di spaccio. Lo ha detto anche l’avvocato dei Castagna. Quello che mi dispiace è invece di non essere considerato come una vittima. È stato così anche oggi. Gli unici a ritenermi vittima sono stati i miei avvocati".

E ancora: "Sono fiducioso di essere creduto dalla giustizia italiana", dice Marzouk, da tempo approdato sulla sponda innocentista per Olindo Romano e Rosa Bazzi. Indiretta e a distanza la replica di Giuseppe Castagna, che con il fratello Pietro ha perso nella strage, con la sorella e il nipotino, anche la madre Paola Galli. "L’affermazione di Azouz “Sto facendo questa lotta per tutti” è offensiva in primo luogo per le vittime ma anche per noi, e nel noi comprendo anche i fratelli Frigerio, noi tutti che in questi anni abbiamo difeso la verità". "Azouz in tutta la sua vita, prima e dopo la strage, ha sempre e solo lottato per se stesso. Prima ha sempre lasciato sola Raffaella ad affrontare i vicini e a difendere suo figlio, dopo ha lottato per monetizzare al meglio il suo status di vittima", aggiunge Castagna che ha scelto di non essere in aula, così come il fratello Pietro.

"Olindo Romano e Rosa Bazzi sono colpevoli, almeno oggi si dica fine a questa vergogna". Lo dice in aula l’avvocato Massimo Campa, difensore di parte civile della famiglia Castagna. "Ventisei giudici hanno confermato che hanno ammazzato quattro persone, quasi cinque (Mario Frigerio, marito della vicina Valeria Cherubini, gravemente ferito ma miracolosamente sopravvissuto, ndr ). Siamo stati diffamati, aggravando il dolore di chi ha visto uccidere le persone che amava: tanti ne abbiamo portati a giudizio, compresi i leoni da tastiera". "Il nuovo non esiste, è commedia dell’arte, ma drammatica", conclude l’avvocato dei Castagna.

Nella casa dell’eccidio "non c’è mai stato spaccio", una ipotesi formulata dai difensori dei Romano come ragione della strage che potrebbe rientrare, a loro avviso, nell’ambito di un regolamento di conti. "Raffaella Castagna l’ho conosciuta quando ho fatto volontariato alla cooperativa Melograno di Erba, dove lavorava: era una ragazza dolce, sensibile, che si occupava degli altri. Era pronta a difendere il suo amore per Azouz. Oggi sarebbe una donna presa ad esempio", prosegue Campa. "Era una donna stalkerizzata da queste due persone - dice l’avvocato indicando i due imputati dentro una gabbia - minacciata, terrorizzata perché loro andavano a letto alle 21 e lei aveva il soggiorno sopra la loro camera. Hanno detto che casa sua era una piazza di spaccio... ma vi sembra possibile? Non c’è un solo elemento che dica che ci sia stata droga nella casa di via Diaz. Raffaella non ha mai permesso che la droga entrasse in casa. Quanto è stato detto su di lei è un ulteriore elemento di infamia", conclude Campa, che chiede che vengano dichiarate inammissibili le richieste dei difensori della coppia Romano-Bazzi.