PAOLA PIOPPI
Cronaca

Cristina Mazzotti rapita e lasciata morire in una buca: chiesti tre ergastoli a 50 anni dai fatti

In quasi sei ore di requisitoria, il pm della Dda Cecilia Vassena ha chiesto il massimo della pena per Demetrio Latella, Giuseppe Calabrò e Antonio Talia, ritenuti gli autori materiali del sequestro

Un momento della requisitoria e, nel riquadro, Cristina Mazzotti

Un momento della requisitoria e, nel riquadro, Cristina Mazzotti

Como, 9 luglio 2025 – Una condanna all’ergastolo per tutti gli imputati del processo per il rapimento di Cristina Mazzotti, in corso davanti alla Corte d’Assise di Como.

E’ stata chiesta dal pubblico ministero della Dda di Milano, Cecilia Vassena, a conclusione la sua requisitoria, nella quale ha chiesto il massimo della pena per i tre imputati rimasti a processo - Demetrio Latella, 70 anni, Giuseppe Calabrò, 75 anni e Antonio Talia, 74 anni - dopo la morte di Giuseppe Morabito, decdeuto a 80 anni lo scorso dicembre e ritenuto il mandante, colui che avrebbe messo a disposizione l’auto utilizzata per il sequestro.

Approfondisci:

Cristina Mazzotti, 50 anni fa il sequestro feroce che sconvolse l’Italia. Le sue ultime parole: “Sono io”. Poi la morte nella buca-prigione

Cristina Mazzotti, 50 anni fa il sequestro feroce che sconvolse l’Italia. Le sue ultime parole: “Sono io”. Poi la morte nella buca-prigione

“Cristina Mazzotti – ha detto il pm - era una ragazza vitale, una diciottenne che aveva appena terminato la scuola e stava vivendo l’estate, il periodo più bello dell’anno, ma è stata ammazzata in modo brutale”. Concludendo quasi sei ore di requisitoria invocando il massimo della pena: “Chiedo con forza che venga affermata la responsabilità e la pena dell’ergastolo per tutti gli imputati”. Perché in quegli anni, “la vita dei rapiti non aveva valore”.

Il sequestro di Cristina Mazzotti era avvenuto la sera del 30 giugno 1975, quando la Mini Minor su cui viaggiava con i suoi amici, Carlo Galli ed Emanuela Lusari, era stata bloccata da un gruppo di giovani uomini, che avevano costretto i tre ragazzi a sedersi sul sedile posteriore dell’auto, guidata dai sequestratori, e ad andare fino ad Appiano Gentile, dove la sola Cristina fu consegnata alla banda di carcerieri.

FOTO-2-93561616
Il luogo dove fu ritrovato il corpo di Cristina Mazzotti

Cristina, di soli 18 anni, era stata la prima donna a essere rapita dall'Anonima sequestri al Nord, ma anche la prima a non fare ritorno a casa. Dopo la cattura dei carcerieri, avvenuta nei giorni successivi il ritrovamento del corpo, gli uomini che avevano agito quella sera, sono stati gli unici a non essere mai identificati, fino a tempi recenti, quando l’impronta identificata di Demetrio Latella, lasciata all’epoca sulla Mini, ha consentito di riaprire le indagini, sfociate nell’attuale processo.

“Della vittima non importava nulla – ha detto il pubblico ministero, mentre ricostruiva circostanze e relazioni dell’ambiente criminale legate agli imputati – l’ostaggio era solo merce di scambio, e la sua morte veniva considerata una eventualità. L’importante era garantirsi il bottino”.

A partire dalla prossima udienza, parleranno gli avvocati di parte civile e poi le difese.