
Stefano Conti, 40 anni, prigioniero a Panama
Varedo(Monza e Brianza), 29 agosto 2025 – Quella che sembrava un’assoluzione piena senza ombre di dubbio, si è trasformata in una mina vagante.
La Procura di Panama ha “contrappellato”, come si dice da quelle parti, e ha chiesto di rifare il processo. Ma intanto è stata aperta un’inchiesta contro gli stessi inquirenti, dopo che al processo, in un mese di udienze, era emerso come il caso contro Stefano Conti, il trader brianzolo di 40 anni accusato di traffico di esseri umani a scopo sessuale (pena richiesta 30 anni), fosse stato manipolato.
Lo ha sostenuto lo stesso procuratore che lo aveva arrestato, e che infatti a un certo punto ha voluto lavarsi le mani di un’operazione che non condivideva.
Ha preso corpo dunque quanto da sempre sostenuto da Conti, che aveva parlato a più riprese di un complotto. Ma allo stesso tempo sulla macchina della Giustizia panamese, messa in discussione da un “italiano qualsiasi“ che si è trovato nel momento sbagliato nel posto sbagliato, si aprono scenari inquietanti. Si può costruire un caso a tavolino? Questo trapela dalle parole dello stesso Stefano Conti, che vive in uno stato di continua tensione dal 2022. Prima di tutto, per i 423 giorni passati ingiustamente in uno dei carceri peggiori del Mondo – nome ironico La Joya – , in mezzo a topi, scarafaggi, omicidi, corruzione, poca acqua e ancora meno cibo. E adesso perché con la sua battaglia per tornare a casa potrebbe far traballare il sistema giudiziario panamense. Non è un caso come negli ultimi mesi, dopo la sentenza di assoluzione ad aprile, Stefano Conti sia sparito dalle scene, sia uscito da tuti i social su cui raccontava la sua odissea e pare che cambi alloggio ogni notte o quasi.

“L’Italia non mi ha mai aiutato. A questo punto cerco solo di andar via con le buone da questo Paese. Il mio unico errore sette anni fa è stato quello di venirci”. Dopo i primi anni a 50-60mila dollari guadagnati al mese, e una vita a donne e champagne, l’incubo dell’arresto, della prigione e del processo. In cui le stesse prostitute che avrebbe ricattato lo avevano scagionato a sorpresa accusando la polizia di averle costrette a testimoniare contro di lui. Con aspetti surreali come il fatto che a festeggiare l’assoluzione di Conti ad aprile ci fosse anche il cosiddetto “avvocato delle vittime“, figura prevista dall’ordinamento giudiziario di Panama per sostenere i diritti delle persone offese ... da Conti. E adesso? Gli avvocati di Stefano Conti, come Vincenzo Randazzo e Valter Biscotti, predicano la massima prudenza e di tenere un profilo basso. Almeno fino al 20 ottobre, quando è fissata l’udienza in cui si deciderà se procedere con il processo di Appello chiesto dalla Procura di Panama oppure no. In attesa dell’esito, nonostante l’assoluzione, Stefano Conti non può espatriare e tornare a casa.
Intanto procede il ricorso alla Convenzione di Strasburgo per violazione dei diritti umani presentato da Vincenzo Randazzo e Valter Biscotti, i legali italiani di Stefano Conti.