Limbiate e caso di Massimo Gentile: criminalità organizzata "assente dal territorio". Lo dice il sito comunale

Bufera sull’arresto di Massimo Gentile, il responsabile dei Lavori Pubblici accusato di avere fatto da prestanome al boss Matteo Messina Denaro. A Palazzo tutto risulta in ordine, con corsi e verifiche trimestrali

L'arresto di Massimo Messina Denaro e, a destra, Massimo Gentile (in una foto pubblicata del suo profilo Facebook)

L'arresto di Massimo Messina Denaro e, a destra, Massimo Gentile (in una foto pubblicata del suo profilo Facebook).

Limbiate, 31 marzo 2024

“Una brutta vicenda personale di un dipendente ma che non coinvolge in alcun modo il Comune", ha subito messo nero su bianco il sindaco di Limbiate Antonio Romeo appena è esploso il caso di Massimo Gentile, il responsabile dei Lavori Pubblici arrestato con l’accusa di essere stato un fiancheggiatore del boss Matteo Messina Denaro. Esattamente così. Anche se la vicenda pone molti interrogativi e solleva molti dubbi.

“Il Comune di Limbiate si costituirà parte civile?" si domanda ad esempio Valerio d’Ippolito, referente di Monza e Brianza per l’associazione Libera contro tutte le mafie. Di certo c’è che, scavando nei meandri del sito ufficiale del Palazzo, si nota come, proprio pochi mesi fa, siano stati definiti il Piano integrato di azione e organizzazione 2024-2026 con una sezione su "rischi corruttivi e trasparenza" e la Relazione annuale del Responsabile della prevenzione e della trasparenza per l’anno 2023. Dove si trovano passaggi molto interessanti e che fanno riflettere.

"Ad oggi non si sono avute segnalazioni di illeciti o irregolarità in cui sia coinvolto personale dipendente del Comune di Limbiate né si è a conoscenza dell’avvio né della conclusione di procedimenti penali nei confronti di dipendenti per eventi corruttivi", viene evidenziato.

C’è poi una valutazione di impatto del contesto esterno, con spunti interessanti: "Il Comune di Limbiate è ubicato all’interno della provincia di Monza e Brianza – è scritto nel documento – che è stata interessata negli ultimi anni dall’infiltrazione nel sistema imprenditoriale della criminalità organizzata, al pari delle altre province lombarde. Tuttavia, allo stato attuale, dalle informazioni acquisite, il territorio di Limbiate non risulta essere interessato dalla presenza di forme di criminalità organizzata. I reati maggiormente rilevati sul territorio afferiscono ai furti generalizzati. Non sono emersi reati contro la pubblica amministrazione". Una "assenza di criminalità organizzata" che non coincide con le numerose inchieste degli ultimi anni che hanno mostrato la presenza di una Locale della ‘ndrangheta. In un altro passaggio chiave si evidenziano le falle nel sistema: "Il tessuto economico lombardo, pubblico e privato, compreso quello brianzolo, è caratterizzato da gravi carenze nella lotta alle mafie anche quando opera in condizioni di normalità, divenendo di conseguenza più fragile e a maggior rischio di ulteriori aggressioni mafiose in momenti straordinari, a seguito, cioè, del manifestarsi di una pandemia, delle conseguenze economiche a seguito del conflitto bellico nell’Europa del sud Est, dell’ingente flusso di denaro derivante dal Pnrr e dell’introduzione di deroghe alla legislazione ordinaria introdotte nel sistema degli appalti per esigenze di celerità nella realizzazione di molti interventi".

Il Comune ha fatto la sua parte, per il lavoro di formazione e prevenzione interno con i 140 dipendenti: "La valutazione complessiva è positiva in quanto sia in fase di predisposizione che di attuazione è stato rilevato un alto grado di interesse e collaborazione dei dirigenti e delle posizioni organizzative. Il considerevole grado di informatizzazione raggiunto dall’Ente in questi anni garantisce livelli di trasparenza adeguati a ridurre considerevolmente i rischi corruttivi", viene scritto nel documento. Tutto in ordine, dunque, con controlli e verifiche trimestrali. Fino all’irruzione dei carabinieri. Per una vicenda personale, ma che sta scuotendo tutto il Palazzo e l’intera città.