L’architetto Massimo Gentile sceglie il silenzio: “Non è lucido per parlare al giudice”

È stato arrestato mercoledì perché ritenuto fiancheggiatore del boss Matteo Messina Denaro. "Notte insonne, gli manca la forza per leggere le carte dell’accusa"

I carabinieri del Ros durante la perquisizione in municipio a Limbiate

I carabinieri del Ros durante la perquisizione in municipio a Limbiate

Monza – «Dopo due notti insonni, mangiando poco, al freddo, non era lucido per parlare con il giudice, anche perché lui non ha mai avuto problemi con la giustizia ed è stato arrestato alle 3 di mattina lasciando i tre figlioletti di 3, 8 e 11 anni". Si è avvalso della facoltà di non rispondere all’interrogatorio di garanzia Massimo Gentile, l’architetto arrestato mercoledì perché ritenuto fiancheggiatore del boss Matteo Messina Denaro.

L’uomo, che dal 2019 è dipendente del Comune di Limbiate dove era responsabile dei procedimenti del servizio Lavori pubblici, è stato sentito ieri mattina nel carcere di Monza via Teams dal gip di Palermo, Alfredo Montalto. A riferirlo l’avvocato Michele Melchiorre, codifensore insieme ad Antonio Ingroia, che non era presente in quanto all’estero. Una nomina che ha sorpreso, quella all’ex pm antimafia coordinatore per anni delle indagini antimafia di Palermo.

"Io sto sempre dalla parte giusta – ha chiarito l’avvocato Ingroia –. Ho accettato con riserva la nomina di Gentile come suo difensore a patto che egli riesca a dare convincenti spiegazioni rispetto ai fatti apparentemente incontestabili che obiettivamente lo accusano. Lo difenderò solo se il mio intervento potrà aiutare ad accertare la verità sulle coperture degli anni di latitanza di cui ha goduto lo stragista Matteo Messina Denaro – dice –. Con lo stesso spirito anni fa offrii pubblicamente e provocatoriamente la mia difesa a Matteo Messina Denaro. Quindi ribadisco che valuterò nei prossimi giorni se confermare con convinzione o rinunciare alla nomina sulla base delle spiegazioni che potrà dare Gentile e delle verifiche che svolgerò con l’ausilio dei miei collaboratori".

«Gentile non ha neanche avuto ancora la forza di leggere le 50 pagine dell’ordinanza cautelare – aggiunge l’avvocato Melchiorre –, ma si è detto pronto a farsi interrogare dopo che avremo avuto le 13mila pagine dell’indagine e avremo studiato la parte che lo riguarda". Il legale ha ritenuto prematuro chiedere una misura alternativa al carcere. L’architetto è accusato di aver prestato l’identità a Messina Denaro che, secondo gli inquirenti, si sarebbe affidato a Massimo Gentile "sfruttandone l’identità per acquistare ed usare mezzi di locomozione, e muoversi così in modo autonomo e anonimo". Una scelta "necessariamente fondata su presupposti di fedeltà e garanzia di affidabilità, riscontrabili nelle parentele e nei rapporti con altri importanti protagonisti del contesto mafioso di Campobello di Mazara".