
Una delle prime linee di produzione
Desio, 11 luglio 2025 – Una grande azienda, una opportunità di lavoro per migliaia di persone, un grande progetto. Poi la chiusura dello stabilimento e la fine di un sogno. È l’estrema sintesi della esperienza Autobianchi a Desio. Per molti versi esaltante, fino al lento declino. I primi passi nel 1955. All’inizio di quell’anno la creazione del marchio grazie all’iniziativa di Ferruccio Quintavalle (direttore generale della Bianchi), capace di fare cogliere l’opportunità strategica di una nuova azienda automobilistica alla Fiat e alla Pirelli. Tre azionisti, ognuno col proprio obiettivo e il proprio grande vantaggio. Semplice capire anche dove produrre le auto: a Desio, dove la Bianchi disponeva di una sua proprietà. Dimensioni adatte per la produzione automobilistica: 140mila metri quadrati, in posizione molto comoda (a due passi dalla strada statale 36 e dalla ferrovia), dove già trovano collocazione le Officine Metallurgiche Edoardo Bianchi. Un sito di importanza notevole: qui la produzione della Bianchina, presentata nel 1957 al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Un anno più tardi si tirano le prime somme: in dodici mesi venduti 11mila esemplari. L’Autobianchi diventa un riferimento nel mondo motoristico. La Bianchi cede presto le sue quote, la Fiat rende il sito produttivo di Desio un fiore all’occhiello. Dopo la Bianchina nascono la Stellina, la Primula a trazione anteriore. Poi la A111 e la A112. Infine ecco la Y10.
Proprio questi due modelli sono l’emblema della produzione desiana: più di un milione di esemplari venduti. Le scelte aziendali alla fine penalizzano l’Autobianchi. La Fiat investe nei progetti Lancia e Alfa Romeo e in nuovi stabilimenti in Italia. Troppi per le esigenze del mercato. Desio, nel 1992, assiste alla chiusura dei cancelli.