
Una delle opere di Giovanni Cerri
Milano, 29 agosto 2025 – “Di Pasolini si parla sempre della sua trasgressione, dei suoi film “estremi”, del suo essere contro il potere, del politicamente scorretto, e in ultimo della sua controversa morte, poco, invece dell’uomo, della sua fragilità, delle sue paure”. Così Mauro Conciatori nel suo film che ha ideato e diretto - “Solo l’amore conta - Pier Paolo Pasolini” - intende entrare dentro il cuore dell’intellettuale friulano. Non solo. Il regista ha coinvolto l’artista milanese Giovanni Cerri - classe 1969 - per un ulteriore supporto sulle immagini di molti suoi film e sul ritratto del poeta mentre lavora o è in compagnia con gli amici attori, come nel quadro più grande “Gente di borgata”. Un confronto tra cinema e arte, racconta Cerri, che esordì oltre trent’anni fa raffigurando le periferie e archeologie industriali della sua città.

Giovanni, la sua passione per il cinema si è concretizzata. Le sue opere sono presenti nel docufilm: com’è nato il progetto?
“In maniera casuale e spontanea. Un giorno parlando con Mauro abbiamo ipotizzato di fare qualcosa insieme. Quindi confrontandoci abbiamo detto in simultanea Pasolini! L’idea si è evoluta in questo docufilm”.
Il film è stato presentato in anteprima a Gorizia, città della cultura. Com’è stato accolto?
“Con grande entusiasmo. È stato possibile visitare i luoghi dove ha vissuto Pasolini fino agli inizi del 1950 quando si sposta a Roma. Un periodo vissuto nella provincia friulana prima a seguire i suoi studi e poi ad insegnare. Le riprese, invece, sono iniziate a maggio tra il Friuli e Roma, e si sono concluse da poco. Ora il film è al montaggio e si presenterà nei primi giorni di novembre in occasione del 50esimo anniversario della sua morte”.
Tra gli interpreti spicca Monica Guerritore...
“Monica, cara amica di Conciatori, ha interpretato una delle poesie di Pasolini più conosciute: “Supplica a mia madre”. Parole che raccontano il rapporto tra l’intellettuale e la madre con le sue mille contraddizioni e coerenze”.
Nel cast figurano molti altri attori. Ha ritratto in maniera strepitosa Anna Magnani, protagonista del film: “Mamma Roma”.
““Mamma Roma” è uno dei miei film preferiti. Quella periferia romana in costruzione che conviveva con i resti archeologici dell’epoca romana, è sempre stata per me fonte di grande ispirazione. L’amore della madre (Anna Magnani) per il figlio nella tormentata vicenda con il protettore che la ricatta, è di una forza espressiva impressionante, indelebile, dallo sguardo penetrante”.
E poi altre citazioni come “Accattone” con Franco Citti...
“L’opera prima, in campo cinematografico, di Pasolini. E lì ci sono molti dei suoi temi, sempre in bilico tra Marx e Cristo (non a caso il tema musicale principale è tratto dalla “Passione secondo Matteo” di J.S. Bach), il profondo, sentito cristianesimo del poeta, riletto e aggiornato nelle periferie”.
Un altro dipinto raffigura Maria Callas in “Medea”, invaghitasi di Pasolini durante la lavorazione...
“Sì, nel 1969 Pasolini coinvolge la famosa cantante lirica nella trasposizione cinematografica della tragedia di Euripide. Erano due anime molto tormentate, per motivi diversi, forse fu proprio quella condizione a legarli così profondamente. Entrambi scomparvero prematuramente, avevano la stessa età quando morirono”.
Un personaggio da raffrontare a Pasolini, in quel contesto storico, nella sua Milano?
“Potremmo avvicinarlo, sebbene con molte differenze, al nostro lombardo Giovanni Testori. Erano coetanei, attratti dal mondo vitale delle periferie, dai dialetti, dai quartieri popolari, dalle vite vissute e dalle storie anche un po’ sordide al di là del bene e del male, sempre a rischio di censura in quegli anni, pensiamo al film “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti, tratto appunto dai testi dello scrittore”.